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Piante dell’era glaciale riportate in vita in Siberia

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 22.02.2012
Silene Stenophylla dell'era glaciale riportata in vita

Silene Stenophylla dell'era glaciale riportata in vita

Gli scienziati in Russia hanno la passione di far rivivere esseri viventi intrappolati nel permafrost da migliaia di anni fa. Se ci avevano provato con poco successo con i resti di un mammut congelato nel ghiaccio della Siberia, ora ci sono riusciti con i semi di una pianta vissuta ben 30 mila anni fa, e che degli zelanti scoiattoli dell’era glaciale avevano portato nelle loro tane.

I semi sono arrivati fino a noi conservati nel permafrost che perennemente trattiene il materiale biologico sotto la sua coltre. I semi si trovavano sulla riva del fiume Kolyma in Siberia, un sito perfetto per cercare le ossa dei mammut.

Il nome della pianta è Silene stenophylla, ed è la pianta più antica mai riportata in vita, hanno detto i ricercatori. Inoltre è fertile, e produce fiori bianchi e semi.

L’esperimento ha dimostrato che il permafrost serve come un deposito naturale per le forme di vita arcaiche, hanno detto i ricercatori russi, che hanno pubblicato i loro risultati nel numero del 22 febbraio della rivista scientifica Proceedings of National Academy of Sciences.

“Riteniamo indispensabile proseguire gli studi nel permafrost alla ricerca di gruppi genetici antichi, che sono teoricamente estinti ma che possiamo riportare in vita con questo metodo”, hanno detto gli scienziati.

In realtà non si tratta di una novità assoluta per quanto riguarda la vita vegetale, che si presta meglio a resistere all’ibernazione. Alcuni ricercatori canadesi infatti avevano rigenerato in precedenza alcune piante da semi significativamente più giovani trovati sempre in tane di animali. Ma il record battuto consisteva in semi di palma da dattero conservati per 2000 anni a Masada, in Israele.

Svetlana Yashina dell’Istituto di Biofisica cellulare dell’Accademia Russa delle Scienze, che ha guidato la ricerca, ha detto che la pianta sembra molto simile alla sua versione moderna, che cresce ancora nella stessa zona nel nord-est della Siberia.

“E’ una pianta molto vitale, e si adatta molto bene all’ambiente”, ha detto Yashina.

La teoria della squadra russa per spiegare il perché di tanta longevità è che l’involucro dei semi è composto da saccarosio. Gli zuccheri sono dei conservanti, e quindi sarebbe spiegata l’eccezionale scoperta.

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