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Sindrome di Quirra, intervista esclusiva a Antonietta Morena Gatti

Scritto da Paolo Ferrante il 27.01.2011
Maria Antonietta Gatti

Antonietta Morena Gatti

Antonietta Morena Gatti è stata nominata membro della task force della Procura di Lanusei e della Squadra Mobile di Nuoro, che vogliono far luce sull’alto numero di tumori registrati nella zona attorno al poligono di Perdasdefogu-Quirra.

Abbiamo raggiunto telefonicamente la scienziata, che ci ha chiarito la situazione.

Il procuratore della Repubblica di Lanusei, Domenico Fiordalisi, e Fabrizio Mustaro, capo della Squadra Mobile nuorese, ieri hanno incontrato a Roma la dottoressa Gatti, che ha già studiato il caso di Quirra e degli altri poligoni sardi di Teulada e Capo Frasca durante il suo lavoro nelle commissioni parlamentari di inchiesta sull’uranio impoverito del 2005 e del 2007. L’esperta ha illustrato agli inquirenti le recenti scoperte sulla correlazione tra le malattie contratte dai militari durante le missioni e la presenza di nanoparticelle e la presenza della stesse in un feto di agnello deformato a Quirra e nelle biopsie di chi è ammalato dopo aver lavorato nei poligoni sardi. Da qui la nuova legge (D.P.R. 37 del 2009) che parifica i poligoni sardi alle zone di guerra e ammette al risarcimento anche gli abitanti di Teulada, Perdas, Villaputzu e Arbus per i tumori causati dall’esposizione alle nanoparticelle cancerogene.

L’intervista

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A.M. Gatti. Io ero, e lo sono tuttora per la terza volta, della commissione uranio impoverito del Senato, e all’interno d iquesta commissione occorre identificare se tra i soldati che sono tornati dalle missioni di pace e le patologie che questi soldati hanno sviluppato c’è una correlazione. Ma allo stesso tempo noi dobbiamo verificare se esiste una correlazione fra patologie di civili e soldati che sono stati all’interno del poligono di tiro (di Quirra, ndr.) o vivono accanto al poligono di tiro, e se anche fra questi c’è una correlazione con le patologie che hanno sviluppato. Quindi mi ero già occupata della tematica ed ero stata a capo di una task force che era andata al poligono di tiro, questo nel 2004, nel 2006 e nel 2009, e avevo visto che c’era qualche cosa che doveva essere spiegato. Questa è la terminologia giusta.

Attualmente si può dire che intorno all’area militare c’è un’incidenza di cancro, tumori superiore alla norma?

A.M. Gatti. In questo momento, questa è proprio la tematica che il Procuratore vuole investigare, l’unica cosa che abbiamo e che è uscita sui giornali è il rapporto che hanno fatto il dottor Mellis e il dottor Lorrai per conto di un monitoraggio che si è fatto lì proprio da parte del ministero della difesa l’anno scorso, c’è questo rapporto che evidenzia che il 65% dei pastori ma anche degli animali che questi tengono sia malato e alcuni sono già morti. Quindi questo è un risultato di una loro osservazione diretta sul luogo e quindi credo sia incontrovertibile, perché è un fatto. Da qui ad andare a verificare quali possono essere le cause, è chiato che occorre fare delle ricerche più mirate, più specifiche, ed è quello che vuole fare il Procuratore della Repubblica.

A questo punto il suo ruolo quale sarà?

A.M. Gatti. Diciamo che io in passato ero stata nominata consulente della Commissione per alcuni studi molto particolari che avevo sviluppato all’interno di progetti europei di ricerca. Noi avevamo sviluppato tutta una nuova tecnica diagnostica per cui andavamo ad analizzare direttamente dentro il tessuto patologico e andavamo ad analizzare se c’erano delle polveri ultrasottili – nanoparticelle. Perché questi corpi estranei che stanno lì dentro è chiaro che non ci devono essere. Il corpo umano deve reagire contro questi corpi estranei. E noi siamo anche in grado di determinarne la chimica, la composizione chimica. Questo è di aiuto perché dalla composizione chimica si può risalire alla sorgente che ha generato queste polveri. Allora la presenza di queste polveri significa che sicuramente il paziente è stato esposto a quel tipo di inquinamento ambientale. Dalla chimica noi delle volte possiamo risalire alla sorgente, e quindi dalla sorgente sapere qual è stata la fonte di inquinamento. Questa è una tecnica che abbiamo messo a punto anche con i soldati che tornano dalle missioni di pace, e abbiamo già in qualche maniera adottata per agnelli malformati nel 2006, e anche per alcuni casi clinici in studi del 2004 addirittura.

A questo punto voi procederete con queste nuove analisi intorno al poligono?

A.M. Gatti. Diciamo che sarà il procuratore che verificherà se ci sono appunto delle persone ammalate e chiederà loro di fare delle analisi specifiche per vedere se ci può essere una correlazione con alcune attività del poligono, oppure se le patologie sono di altra natura, di altra origine. Perché noi stiamo investigando un’ipotesi di lavoro, che ci possa essere un inquinamento che io chiamo bellico, e che questo in qualche maniera se respirato o mangiato possa indurre delle patologie.

Quindi il prossimo passo sarà da parte del Procuratore di chiedere alle persone malate, sia militari che persone che abitano intorno alla zona militare, di sottoporsi alle vostre analisi di nuovo tipo, giusto?

A.M. Gatti. Diciamo che il Procuratore in questo momento sta sfruttando quello che c’è di più innovativo nella tecnologia, ecco, questo sicuramente sì. Delle volte lei sa che alcune prove non sono state scoperte perché non c’era ancora la tecnologia adatta per identificarle. Le faccio un esempio, adesso con lo studio del DNA si può definire la paternità di un soggetto. Trent’anni fa, vent’anni fa questo non era possibile, perché non c’era quella tecnologia. La stessa cosa coi residui di DNA sulle sigarette. Diciamo che la polizia scientifica ha fatto passi da gigante grazie alla tecnologia. Quindi è chiaro che in certe investigazioni si possono mettere in pista delle ipotesi e si ha la possibilità di andarle a controllare. In questo momento si vuole fare un controllo su nuove ipotesi, ecco, non sempre cercando l’uranio impoverito.

Non si sta cercando l’uranio impoverito?

A.M. Gatti. Diciamo che si stanno valutando ulteriori ipotesi oltre a quella dell’uranio impoverito. E’ chiaro che se è stato utilizzato l’uranio impoverito, quello non è che sparisce, lo si può ritrovare, se è stato utilizzato, però se non lo si trova uno non può dire: è l’uranio.

Quindi si stanno cercando nanoparticelle…

A.M. Gatti. E’ un’ulteriore ipotesi di inquinamento che chiameremo bellico, che è messo in correlazione con le attività locali, diciamo, e quindi ha una sua significatività.

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  • Ugo scrive:

    Notizia di oggi: nessuna raccia di uranio impoverito sui bersagli della base impiegati nelle esercitazioni! …e se non ci sono tracce sui bersagli…

  • Ugo scrive:

    @”un sardo”: sarei curioso di sapere quali sono le sue fonti sull’impiego degli armamenti all’uranio impoverito, così magari le potrebbe passare a Fiordalisi per l’indagine… “Forse” il “sentito dire” o il tam tam delle notizie sui giornali non costituisce indizio, …e comunque troo paradossale che pensi che un “ottuso” sia disposto a barattare la sua vita per qualche posto di lavoro! A parte ciò parliamo di dati certi, specie quelli riferiti alle “malattie e alle morti delle persone che abitano i paesi vicini” di cui parla: è stato publicato uno studi del dott. Cocco sulle percentuali di tumore nell’area, dal quale risulta che l’incidenza dei tumori è nella media (se non sotto), ma nessuno ne parla, navigate gente, navigate

  • Un Foghesino scrive:

    @”un sardo” Visto che lei non è “del posto” e non è “ottuso” come me, mi può citare gli studi dove dicono che a Quirra “si sparavano proiettili a uranio impoverito” o gli studi che dicono che a Quirra c’è dell’uranio impoverito.

  • un sardo scrive:

    caro signor enzo,
    visto che è ancora vivo e vegeto e può dare testimonianze su quanto accade a quirra non si limiti a sviare l’argomento su altri temi. L’unica cosa sensata nella sua affermazione quando parla dell’estrazioni nelle miniere è il “potevano dare”, sà benissimo l’ottusità della gente del posto che si ostina a pensare che il poligono sia la sola fonte di sostegno. Come sà benissimo che le esercitazioni nelle quali si sono testate armi dove si sparavano proiettili a uranio impoverito sono le dirette responsabili delle malattie e delle morti delle persone che abitano i paesi vicini.

  • enzo chieregatti scrive:

    Sono stato per diversi anni presso il poligano di capo s.lorenzo località salto di quirra,perdasdefogu è il luogo dove è ubicato il comando di suddetto poligono nel comune di villaputzù CA,la mia attività era di effettuare montaggio e manutenzione ad un sistema missilistico non più in dotazione alle FF:AA italiane.Località amena utilizzata nei mesi estivi principalmente per trascorrere un periodo di ferie per il personale del ministero della difesa,presumo poichè la mia presenza era limitata quando era prevista attività addestrativa.Ho avuto modo di parlare con persone del luogo in quanto conoscenti e mi è stato diverse volte riportata la motivazione di questo evolversi di casi tumorogeni ma da diversi anni quando nelle vicinanze del poligono esistevano delle miniere con attività di estrazione e per effettuare la separazione dal materiale estratto dalle “scorie”utilizzavano materiali che potevano dare luogo a formazioni tumorali.Ma su questo argomento pochissimo è stato detto.