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Marocco: Saharawi, l’indipendenza negata

I Saharawi aspettano da 20 anni un referendum per l'indipendenza che non arriva mai, con buona pace dell'Unione Europea

Scritto da Chiara Pane il 09.10.2012

I territori del Sahara Occidentale, sono da oltre 30 anni sotto il controllo della monarchia marocchina, e la proposta di un referendum per l’autonomia decisa dall’ONU nel 1992 sembra lettera morta, al suo posto il Marocco avanza l’idea di autonomia. Nel frattempo, non rispettando i principi del diritto internazionale, l’Unione Europea stipula l’accordo per le misure di liberalizzazione nei settori agricolo e ittico con il Regno del Marocco, che prosegue nello sfruttamento delle risorse dei territori occupati.

Foto: Michele Benericetti

Sono trascorsi 20 anni da quando l’ONU creò la MINURSO, la Missione di pace delle Nazioni Unite nel Sahara Occidentale, con l’obiettivo di promuovere un referendum per l’autodeterminazione del popolo saharawi. Attraverso il voto i saharawi avrebbero dovuto scegliere fra l’indipendenza e l’annessione formale al Marocco, ma durante questi anni il referendum è stato negato dal Marocco stesso, che non ha mai ceduto sulla sua piena sovranità e che oggi promuove un contro referendum per l’autonomia.

L’annosa questione del Sahara Occidentale va avanti dal 1975, anno della famosa Marcia Verde, cui presero parte circa 350mila marocchini, in nome delle creazione del “Grande Marocco”. I marciatori, reclutati in tutto il paese, ricevettero la consegna di una copia del Corano e bandierine verdi, il colore dell’Islam, da qui l’appellativo di “Marcia Verde” dato all’operazione. In realtà si trattò di una vera invasione nel territorio saharawi con forze di polizia e militari.
L’allora re Hassan II era molto preoccupato per le crescenti rivendicazioni autonomiste dei saharawi, e nello specifico di quella parte di nazionalisti che nel 1973 aveva fondato il Fronte Polisario (Fronte di Liberazione di Saguiat al-Hamra e Rio de Oro), che rivendicava il diritto all’autodeterminazione e che aveva come obiettivo fondamentale l’indipendenza del Sahara Occidentale. Per di più le rivendicazioni autonomiste dei saharawi erano riconosciute dall’Assemblea Generale dell’ONU, che, dopo aver riconosciuto nel 1960 il diritto dei popoli all’autodeterminazione, nel 1963 inserì il Sahara spagnolo (allora sotto dominio spagnolo) nella lista dei territori cui tale principio doveva essere applicato e con la risoluzione del 1972 incluse anche il diritto all’indipendenza.

Nell’agosto 1974, il governo di Madrid informò il Segretario generale dell’ONU dell’intenzione di tenere un referendum, sotto gli auspici delle Nazioni Unite, entro i primi sei mesi dell’anno successivo, e nell’autunno del 1974 procedette al primo censimento della popolazione.

Il re Hassan II reagì violentemente all’annuncio del referendum e colse l’occasione per riunire il suo popolo e tutte le forze partitiche in una causa comune a tutto il Paese, l’unificazione delle terre del sud. Gli obiettivi del re furono raggiunti poiché nel 1975 il Marocco firmò insieme alla Spagna e alla Mauritania l’Accordo di Madrid del 14 novembre 1975, che prevedeva la reintegrazione dei territori del Sahara al Marocco in quanto Madre Patria.

Il Fronte Polisario però non accettò l’accordo e nel 1976 proclamò la nascita della Repubblica Araba Saharawi Democratica, riconosciuta dall’Unione Africana, ma non da molti stati occidentali a cui sembrano interessare maggiormente i fosfati. Il Marocco è il principale esportatore al mondo di fosfati, minerali di vitale importanza per l’agricoltura, l’industria fertilizzante e l’industria chimica. La maggior parte delle estrazioni avvengono proprio sul territorio del Sahara Occidentale. Inoltre, la piattaforma continentale del Sahara Occidentale è una delle zone più ricche del pianeta. Un’estensione di 150.000 kmq, 200 specie di pesci, 60 di molluschi, varie altre di cefalopodi e crostacei.

Per molti anni l’Unione Europea ha stipulato accordi commerciali con il Marocco che includevano anche i territori, o come nel caso degli accordi di pesca, il mare del Sahara Occidentale, mancando i principi del diritto internazionale, che vieta ad un Paese che occupa illegalmente un territorio di sfruttare le sue risorse. In particolare nel maggio del 2006 l’UE ha firmato un protocollo di partenariato nel settore della pesca con il Regno del Marocco, senza fare alcun riferimento alla questione del Sahara Occidentale e permettendo così lo sfruttamento delle risorse ittiche di questo territorio. A quel tempo in seno al Parlamento Europeo (PE) furono sollevate molte perplessità, ma l’unico stato a votare contro fu la Svezia. Nel 2011 tale accordo è stato prorogato per un anno ed è scaduto nel febbraio del 2012.

L’EU è adesso impegnata assieme al Marocco nella conclusione dell’accordo in merito alle misure di liberalizzazione reciproche per i prodotti agricoli, i prodotti agricoli trasformati, il pesce e i prodotti della pesca. Nonostante il gruppo GUE/NGL abbia presentato al PE una proposta di risoluzione comune, ribadendo “che la sovranità del Marocco sul Sahara occidentale non è mai stata riconosciuta dal diritto internazionale” e auspicando, conformemente al diritto internazionale, che i territori occupati non vengono inclusi in alcun accordo sottoscritto dall’UE con il Regno del Marocco, ma anzi che si preveda la possibilità di concludere accordi separati con la popolazione del Sahara Occidentale, per il tramite dei suoi legittimi rappresentanti, pare che lo sfruttamento illecito continuerà.

Sul sito dell’EU si legge infatti: “Nel corso degli ultimi mesi il relatore ha sollevato a più riprese la questione della portata territoriale dell’accordo tra l’Unione europea e il Marocco. Vari Stati, fra cui gli Stati Uniti, hanno firmato accordi di libero scambio con il Regno del Marocco escludendo espressamente il Sahara occidentale. Tali disposizioni sono state adottate per non influire sul risultato dei negoziati internazionali condotti sotto l’egida delle Nazioni Unite miranti a giungere ad un regolamento pacifico tra le varie parti. In presenza di valutazioni divergenti da parte della Commissione europea e del Servizio giuridico del Parlamento su tale questione, il relatore considera di non essere in grado di garantire che tale accordo di libero scambio sia conforme ai trattati internazionali che impegnano l’Unione europea e l’insieme dei suoi Stati membri”. Ed infatti ancora una volta negli accordi commerciali fra EU e Marocco i territori occupati non vengono menzionati. Il tacito silenzio da la possibilità ai pescherecci europei di pescare nelle acque del Sahara Occidentale e l’indipendenza diventa solo un miraggio.

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  • soufiane scrive:

    ma che stampa del cavolo .. sul sahara il marocco ha speso migliaia di miliardi di euro per animarla e mettere città ecc e questi la vogliono ma con il cavolo hhhhhhh