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Biocarburanti da alghe sotto accusa: su larga scala non sono sostenibili

Per coprire il 5 per cento del fabbisogno statunitense ci sarebbe bisogno di una quantità insostenibile di energia, acqua e sostanze nutritive

Scritto da Nadia Fusar Poli il 27.10.2012

Secondo  un nuovo rapporto del National Research Council americano la produzione di biocarburante estratto dalle alghe per soddisfare almeno il 5 per cento – circa 39 miliardi di litri – del fabbisogno statunitense di carburante per il trasporto, imporrebbe una domanda insostenibile di energia, acqua e sostanze nutritive. L’unica speranza è la scoperta di nuove tecniche che possano permettere di sfruttare appieno le potenzialità di questo carburante verde.

I biocarburanti derivati dalle alghe e dai cianobatteri sono alternative possibili ai carburanti derivati dal petrolio: per gli Stati Uniti potrebbero rappresentare la migliore risposta alle problematiche in materia  di sicurezza energetica e contribuire alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, come l’anidride carbonica (CO2). I biocarburanti algali offrono potenziali vantaggi  come, ad esempio, la capacità delle alghe di crescere su qualsiasi superficie.

Biocarburanti da algheLa produzione di biofuel a partire dalle alghe sembrerebbe una strada più “green” ed ecologica per il settore della mobilità a motore e  dalle prospettive future interessanti., al punto  che un numero sempre crescente di società sceglie di investire in questo forma alternativa di biocarburante. Proprio alla luce  di ciò, e considerati gli altri interessi potenzialmente in gioco, il National Research Council (NRC) americano sta compiendo una serie di studi per  individuare i problemi di sostenibilità connessi allo sviluppo su larga scala dei biocarburanti algali.

Esisterebbero numerosi elementi di criticità tra cui la quantità relativamente elevata di acqua necessaria per la coltivazione delle alghe; la vastità di nutrienti quali azoto, fosforo e CO2 necessari per la coltivazione; la quantità di terra (in termini di superficie) necessaria per ospitare gli stagni in cui crescono le alghe e le incertezze circa le emissioni di gas a effetto serra nel ciclo di vita di produzione. Infatti, secondo alcune stime, considerando l’intero ciclo di vita di questo biofuel, i valori delle emissioni di gas serra, dipendenti da molti fattori coinvolti nel processo di produzione, sarebbero addirittura superiori rispetto a quella dei combustibili tradizionali. Inoltre, se si considera che il ritorno sugli investimenti da energia proveniente da questi biocarburanti dovrebbe essere molto elevato, si può verosimilmente ritenere che si tenderà a produrre più energia da biofuel  rispetto a quanto sarà necessario per coltivare le alghe e convertirle in combustibili.

La commissione di ricerca ha rilevato che per produrre la quantità di biocarburante algale equivalente a 1 litro di benzina, sono necessari tra 3,15 litri e 3,65 litri di acqua dolce, a seconda del percorso di produzione. Il rifornimento di acqua persa nei sistemi di coltivazione a causa dell’evaporazione, rappresenta un fattore chiave, così come il necessario riciclo dell’acqua “raccolta”. Per produrre 39 miliardi di litri di biocarburanti algali, sarebbero necessari ogni anno da 6 a 15 milioni di tonnellate di azoto e da 1 a 2 milioni di tonnellate di fosforo, nel caso in cui le sostanze nutritive non venissero riciclate. Questi requisiti rappresentano una quota compresa tra il 44 per cento e il 107 per cento dell’uso di azoto totale e tra il 20 per cento sino al 51 per cento dell’uso di fosforo totale negli Stati Uniti. Il riciclaggio dei nutrienti o l’utilizzo delle acque reflue provenienti da fonti agricole e comunali potrebbe contribuire a ridurre il consumo di nutrienti e di energia.

Per garantire una produzione  sostenibile di combustibile, eliminare i costi ed evitare il consumo di energia per il trasporto di tali risorse alle strutture di coltivazione, è fondamentale individuare le aree e i siti idonei per la crescita delle alghe attraverso una valutazione complessiva dei requisiti dei terreni destinati alla coltivazione di alghe. Con una corretta gestione e un’adeguata progettazione potrebbero essere evitati anche altri effetti ambientali.

Affinché i biocarburanti algali possano realmente rappresentare il futuro della mobilità a motore , è necessario continuare nella ricerca e nello sviluppo al fine di  migliorare i ceppi algali, ridurre il fabbisogno energetico durante tutte le fasi di produzione, migliorare i materiali e i metodi per la coltivazione e la lavorazione delle alghe. A ciò deve essere affiancata una valutazione della sostenibilità lungo tutta la catena di fornitura, unitamente ad un’analisi dell’impatto cumulativo di uso delle risorse e degli gli effetti per l’ambiente, così come ad un’analisi del rapporto costi-benefici.

 

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  • Silvano scrive:

    Io l’ho sempre detto, poi inutile competere con il petrolio, finchè questo avrá il sostegno delle forze militari.
    Tecnicamente sarebbero competitivi se le lobby non favorissero le occopazioni nei paesi mediorientali.
    In ogni caso io ho portato da tempo la soluzione, sono sistemi di fotobioreazione che si fanno a casa, in alcuni casi non occupano neppure spazio e producono diversi litri di biocarburante ogni giorno… Si chiama Garage Gas Station.