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Aumentano le balenottere nel Tirreno

Cambiamenti generali accorsi nel bacino del Mediterraneo, insieme all’aumento del crescente impatto di altre pressioni, come il traffico in mare, rumori, inquinamento e cibo a disposizione, hanno portato a cambiamenti nella distribuzione e nella presenza dei cetacei nella specifica zona di mare

Scritto da Valeria Gatti il 07.11.2012

Uno studio condotto per l’Ispra (l’Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale del Ministero dell’Ambiente) sui cetacei, pubblicato recentemente sulla rivista Marine Ecology, mette in rilievo un aumento delle balenottere nel Tirreno. Lo studio dimostra infatti che la presenza dei cetacei in questione è cambiata nel Tirreno Centrale da vent’anni a questa parte, quasi triplicandosi. L’aumento di balenottere nella zona non è però necessariamente indicatore di un aumento delle balene nel Mediterraneo.

I ricercatori comunicano, attraverso la pubblicazione sulla nota rivista, che c’è una relativa abbondanza di cetacei lungo un tratto che attraversa il Mar Tirreno Centrale. Settimanalmente, dal 1989 al 1992, a bordo di un traghetto passeggeri, la ricerca era stata portata avanti con grande attenzione. Usando lo stesso protocollo, la ricerca è poi ricominciata nel 2007, fornendo così l’opportunità di reperire dati importanti e di valutarli nell’arco di un ventennio circa.

Il transetto marino monitorato è quello che va da Civitavecchia al Golfo degli Aranci e corre lungo un’area strategica, verso il bordo sudorientale del Santuario Pelagos. Qui, durante gli ultimi vent’anni, si è potuto documentare un incremento della temperatura e della salinità dell’acqua, negli strati intermedi e profondi del mare, così come cambiamenti generali accorsi nel bacino del Mediterraneo. Questi cambiamenti, insieme all’aumento del crescente impatto di altre pressioni, come il traffico in mare, rumori, inquinamento e cibo a disposizione, hanno portato a cambiamenti nella distribuzione e nella presenza dei cetacei nella specifica zona di mare.

La ricerca si è posta come obiettivo quello di verificare se ci sono stati dei cambiamenti significativi per quanto riguarda il numero di cetacei, negli ultimi vent’anni, nel tratto di mare rappresentato dal transetto del Mar Tirreno Centrale. I dati degli anni ‘90 sono stati paragonati con quelli degli anni 2000. Per raccoglierli i ricercatori hanno partecipato agli avvistamenti a bordo delle navi traghetto che comunemente usano i turisti per recarsi nelle località di vacanza.

Gli avvistamenti sono stati poi mappati geograficamente e confrontati a computer, tenendo in considerazione anche le variazioni subite dall’habitat marino. Dagli avvistamenti è emerso che i dati del 1990 erano notevolmente inferiori rispetto a quelli del 2000 riguardo al numero di animali osservati. Mentre le stesse specie furono ritrovate in entrambi i periodi presi in esame.

Come informa l’Ispra, in generale, la specie più frequente in tutto il Mar Ligure è la stenella; il delfino costiero tursiope è particolarmente concentrato nel lungo tratto di piattaforma continentale presente nel Tirreno settentrionale, all’altezza dell’Arcipelago Toscano e delle coste corse prospicienti Bastia. Specie come il capodoglio o il globicefalo sembrano essere più frequenti nel cuore del Mar Ligure, mentre la balenottera è presente in particolare in due aree ad alta densità, nel Golfo del Leone e nel Tirreno Centrale, subito a sud del Santuario.

I risultati raccolti dai ricercatori hanno sorpreso perché è stato rilevato un aumento della balenottera. I dati emersi dal confronto a lungo termine (anni 1990-1992 e 2007-2009) suggeriscono un aumento nella presenza della balenottera negli ultimi anni di quasi il 300%, mentre la sua distribuzione spaziale si è andata concentrando in un’area ad alta densità fra le 20 e le 50 miglia nautiche ad est della Sardegna.

Luca Marini, presidente dell’Associazione Accademia del Leviatano e coautore della ricerca, conferma come il Tirreno Centrale sia diventato negli ultimi anni anche un’area di sosta, non solo di transito migratorio, per le balenottere. Ne consegue che le balene sembrano preferire quest’area di mare, ma non è detto per questo motivo che il loro numero sia aumentato nel Mediterraneo. Le motivazioni di questa preferenza potrebbero ricondursi sia ai cambiamenti climatici in atto, che hanno reso la regione ricca di clorofilla, sia all’aumento del traffico marittimo della regione del Santuario Pelagos, traffico che per questo motivo diventa sempre più importante monitorare in modo accurato per evitare collisioni o pericoli. La ricerca è stata possibile grazie al contributo della Fondazione Cariciv; alla stessa rete di monitoraggio fanno parte anche la Fondazione Cima, l’Università di Pisa, Pelagos France e associazioni come GIS3M, EcoOcean e Ketos.

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