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Convivenza con la fauna selvatica: in India si può, anche con i leopardi

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 29.03.2013

Si susseguono le ricerche in cui si portano esempi di convivenza serena fra carnivori e esseri umani. Dopo il caso della tigre e quello delle iene in India, arrivano ora i leopardi. Tutte queste ricerche sembrerebbero mettere in discussione il rapporto di convivenza fra fauna selvatica e esseri umani, proponendo una nuova visione secondo cui entrambi potrebbero essere in grado di adattarsi l’una alla presenza dell’altro.

Infatti un nuovo studio condotto da Vidya Athreaya, scienziato della WCS-India, constata che in una certa parte dell’India, anche con popolazione numerosa, gli abitanti ospitano nei loro cortili una fauna selvatica decisamente speciali: i leopardi.

Crediti: Project Waghoba

Crediti: Project Waghoba

Lo studio ha trovato ben cinque carnivori adulti di grandi dimensioni, tra cui leopardi e iene striate, in 100 chilometri quadrati, una densità mai riportata in un’area dominata dagli umani.

Lo studio, chiamato “Big Cats nei nostri Cortili”, è apparso sulla rivista PLoS One. Gli autori sono: Vidya Athreya e Ullas Karanth della Wildlife Conservation Society di Bangalore, Morten Odden dell’ Hedmark University College, John DC Linnell dell’Istituto norvegese per la ricerca della natura, e  Asoka Trust for Research of Ecology in the Environment.

L’utilizzo di trappole fotografiche, ha testimoniato che i leopardi sono soliti andare vicino alle abitazioni durante la notte anche se sono stati avvistati dalle persone molto raramente.  Nonostante questa vicinanza tra i leopardi e le persone, sono stati registrati pochi casi di attacchi. Gli autori hanno anche fotografato il gatto ruginoso, lo  zibetto indiano, la volpe indiana, il gatto della giungla, lo sciacallo, la mangusta – e anche gli abitanti delle comunità locali. La ricerca ha avuto luogo nella parte occidentale di Maharashtra, in India.

“Gli attacchi agli umani da parte dei leopardi sono stati rari, nonostante una situazione potenzialmente instabile se si considera che ci sono stati attachi agli umani e anche delle uccisioni”, ha detto grandi Ullas Karanth del WCS. “I risultati del nostro lavoro ci fanno mettere in discussione i confini della nostra comprensione della capacità di adattamento sia degli esseri umani che della fauna selvatica alla reciproca presenza.”

Gli autori dicono che i risultati mostrano che gli ambientalisti devono tenere in considerazione anche le zone al di fuori delle aree protette per un approccio più olistico alla salvaguardia della fauna selvatica.

 

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