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Il vino rosso potrebbe aiutare a bruciare i grassi

Scritto da Leonardo Debbia il 16.02.2015

Stando ad un nuovo studio dell’Università dell’Oregon (OSU), Stati Uniti, bere vino rosso con moderazione potrebbe migliorare la salute delle persone in sovrappeso, aiutandole a bruciare meglio i grassi.

I risultati suggeriscono che il consumo di uva di colore scuro, sia mangiandone i chicchi, sia bevendone il succo, potrebbe aiutare a gestire meglio l’obesità e i relativi disturbi metabolici, come il fegato grasso o steatosi epatica.

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Neil Shay versa il succo dell’uva in un tino per studiare gli effetti metabolici di alcuni componenti dell’uva (crediti: Lynn Ketchum)

Neil Shay, biochimico e biologo molecolare di Scienze Agrarie presso l’OSU, assieme al suo gruppo di ricerca, ha trattato cellule di fegato e di grasso umano coltivate in laboratorio con estratti di quattro sostanze chimiche presenti nell’uva rosso scura della varietà ‘Muscadine’, tipica del Sud-est degli Stati Uniti.

Uno di questi composti chimici, l’acido ellagico, un componente antiossidante presente in numerose varietà di frutta e di verdure, ha dimostrato una proprietà particolare, rallentando significativamente la crescita delle cellule adipose, impedendo la formazione di nuove e potenziando inoltre il metabolismo degli acidi grassi nelle cellule epatiche.

“Queste sostanze chimiche vegetali non sono un miracolo per perdere peso”, ammonisce Shay.

“Non abbiamo scoperto – né ci aspettavamo di farlo – che questi composti potessero agire sul peso corporeo”.

Tuttavia, si potrebbe osservare che, aumentando la combustione dei grassi, in particolare quelli presenti nel fegato, si dovrebbero trarre benefici anche per la funzionalità epatica negli individui in sovrappeso.

“Sarebbe indubbiamente una bella notizia riuscire a sviluppare una strategia alimentare per ridurre l’accumulo di grassi nel fegato, utilizzando alimenti comuni come l’uva”, ribadisce lo studioso.

La ricerca che Shay ha intrapreso con altri colleghi delle Università della Florida e del Nebraska, completa quella sui topi da lui condotta nel proprio laboratorio dell’OSU.

In uno studio del 2013, infatti, Shay aveva inserito un quantitativo di estratti di vino Pinot nero, raccolti dai vigneti dell’area di Corvallis, nelle diete di alcuni topi in sovrappeso.

Una parte di topi era stata alimentata con una dieta contenente il 10 per cento di grassi.

Un’altra parte seguiva una dieta con il 60 per cento di grassi, una dieta non sana che, in un organismo umano, avrebbe accumulato chili in eccesso.

“I topi con la dieta ad alto contenuto di grassi erano paragonabili ad una persona sedentaria, che mangia troppo e non pratica esercizio fisico”, puntualizza Shay.

Ad alcuni topi del secondo gruppo furono somministrati regolarmente estratti di uva in dosi alimentari ridotte per le esigenze nutrizionali di un topo, ma equivalenti ad una tazza e mezzo di succo d’uva al giorno per un essere umano.

Dopo dieci settimane, i topi alimentati con alto contenuto di grassi presentavano fegato ingrossato e sintomi di diabete.

“Le stesse conseguenze metaboliche che hanno molte persone sovrappeso”, commenta Shay.

I topi grassi, cui erano stati somministrati gli estratti d’uva, avevano accumulato meno grassi nel fegato e livelli più bassi di zucchero nel sangue rispetto ai topi nutriti con soli cibi ad alto contenuto di grassi, senza estratti di uva.

L’acido ellagico ha dimostrato di fungere da ‘centrale elettrica’, abbassando il tasso di zucchero nel sangue dei topi ad alto contenuto di grassi, riportandolo a valori simili a quelli del primo gruppo di topi magri, che erano stati nutriti normalmente.

Analizzando i tessuti dei topi grassi che avevano assunto gli estratti di uva, i ricercatori hanno notato un’ attività più elevata di due proteine, PPAR-alfa e PPAR-gamma, che presiedono al metabolismo di grassi e zuccheri.

Shay ipotizza che l’acido ellagico si leghi ai recettori ormonali nucleari di queste proteine, sollecitando la produzione di geni che innescano il metabolismo dei grassi alimentari e del glucosio allo stesso modo in cui agiscono i farmaci prescritti comunemente per abbassare trigliceridi e glicemia.

L’obiettivo del suo lavoro – aggiunge – non è quello di sostituire i farmaci, che restano necessari, ma di guidare le persone nella scelta di alimenti ampiamente disponibili che hanno particolari benefici per la salute, tra cui l’aumento della funzione metabolica.

I risultati della ricerca sono stati pubblicati sul numero di gennaio del Journal of Nutritional Biochemistry.

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