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Paranthropus boisei, un antenato di corporatura robusta

Scritto da Leonardo Debbia il 14.12.2013

Sono stati rinvenuti alcuni resti di un nostro antenato, caratterizzato da mascelle ed ossa del cranio particolarmente ‘robuste’ e la parte superiore del corpo – all’apparenza, muscolosa – simile ad un gorilla e molto più adattabile all’ambiente di quanto si potesse pensare.

Durante gli scavi del 2010-2011 presso il sito fossile di Olduvai Gorge, in Tanzania, definito ‘Patrimonio dell’Umanità’, i ricercatori di un team internazionale hanno rinvenuto uno scheletro parziale, composto da frammenti di un omero distale, di un radio prossimale, di una tibia e di un femore, nonché di nove denti. Il materiale è databile a 1,34 milioni di anni fa e appartiene a un individuo di Paranthropus boisei.

Resti scheletrici del braccio di Paranthropus boisei. In alto: ulna. In basso: frammento di radio (fonte: Plos ONE)

Resti scheletrici del braccio di Paranthropus boisei.
In alto: ulna. In basso: frammento di radio (fonte: Plos ONE)

La scoperta, pubblicata sull’ultimo numero della rivista Plos ONE, rappresenta uno dei più recenti rinvenimenti di P. boisei in Africa Orientale.

Questa è la prima volta che si trovano ossa del corpo che provano quanto fosse robusta la sua costituzione – con l’abbinamento della locomozione bipede sul terreno ad alcuni aspetti sicuramente arboricoli – più di quanto sia stato ritenuto finora”, ha detto Charles Musiba, professore di Antropologia presso l’Università del Colorado Denver, che dirigeva il team di ricerca. “Sembra che i muscoli dell’avambraccio siano stati ben formati, probabilmente sviluppatisi dall’uso continuo per arrampicarsi e per l’ottima manipolazione che sembra dovesse avere”.

Oltre a Musiba, il team era composto da Manuel Dominguez-Rodrigo, professore di Antropologia e Preistoria presso l’Università Complutense di Madrid; Audax Mabulla, professore associato di Archeologia all’Università di Dar es Salam, Tanzania; Gail Ashley, docente di Scienze geologiche della Rutgers University; David Uribelarrea, professore di Geologia all’Università Complutense di Madrid; Henry Bunn e Travis Pickering, entrambi docenti di Antropologia dell’Università del Wisconsin-Madison.

P. boisei è una specie di ominide del genere Australopithecus, vissuta per lungo tempo – tra i 2,6 e 1,2 milioni di anni fa – in Africa orientale.

Il primo cranio fu rinvenuto dall’antropologa Mary Leakey nel 1959 nella Gola di Olduvai e finora era noto per le mascelle massicce e il cranio enorme, caratteristiche suggerite dal quel primo ritrovamento, ma fin qui non confermate da altri resti scheletrici, in assenza dei quali è stato comunemente ritenuto una delle specie più antiche di Australopitecidi, dai quali P.boisei è probabilmente evoluto.

Finalmente stiamo iniziando a comprendere la fisiologia degli individui di questa specie particolare e in quali modi si sia adattata al tipo di habitat in cui viveva.”, dice Musiba. “Sapevamo qualcosa sulla tipologia del cibo di cui si nutriva – era onnivoro, anche se propendeva più per una dieta vegetale – ma ora ne sappiamo di più”

Musiba ha osservato che l’individuo era alto probabilmente 105-135 centimetri e aveva una corporatura robusta.

Sappiamo che era molto forte”, afferma Musiba. “Un individuo così forte, forse non ha precedenti, tra gli ominidi. E, d’altra parte, più sei forte, più possibilità hai di adattarti”.

Nell’estate del prossimo anno, le ossa faranno parte di una grande mostra sulle origini dell’Uomo in un’esposizione a Dar es Salam, in Tanzania.

L’allestimento di questa mostra sarà curato dal Museo dell’Evoluzione umana di Burgos, Spagna, in collaborazione con il Museo Regionale archeologico di Madrid e il Museo Nazionale di Dar es Salam.

 

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