Una ricercatrice del Missouri ha studiato le abitudini di vita di due popolazioni in Tibet e in Perù che hanno messo a punto delle strategie per preservare la loro biodiversità e adattarsi ai cambiamenti climatici, il tutto basandosi sulle loro tradizioni.
Ciò che spesso si dice sull’essere umano come specie che consuma risorse senza guardare a quanto queste risorse dureranno presenta delle lodevoli eccezioni.
Gli Yanesha della tomaia peruviana e i tibetani dell’Himalaya sono due gruppi di popoli che stanno conservando modi di vita tradizionali, anche di fronte ai rapidi cambiamenti climatici. La dott.ssa Jan Salick, del William L. Brown Center nel Missouri Botanical Garden ha seguito questi due gruppi per 40 anni e ha scoperto come per loro sia ancora possibile preservare la biodiversità e rispettare le risorse che ci circondano in modo che siano durature. Questi due popoli, pur vivendo in ambienti radicalmente diversi considerano la biodiversità un grandissimo valore perchè fornisce loro cibo, rifugio, vestiti e medicine.
“Entrambe le culture utilizzano le conoscenze tradizionali per creare, gestire e conservare questa biodiversità, ed entrambi stanno imparando a mitigare gli effetti del cambiamento climatico”, ha spiegato Salick. “Avrebbero molto da insegnare e da offrire al mondo, se potessimo imparare a integrare con successo scienza e cultura tradizionale”.
Gli Yanesha vivono a poche centinaia di metri sul livello del mare presso le sorgenti del bacino amazzonico in Perù centrale e sono il popolo che ha le più ricche conoscenze su una delle foreste con più ricca biodiversità del mondo. Salick ha studiato come questo popolo abbia favorito la biodiversità di un frutto il Solanum sessiliflorum, selezionando quelli dalle forme e dalle dimensioni più strane e favorendo quindi la creazione di diverse specie.
“Nel caso di questo frutto, i frutti che nascono da un seme sono uguali a quelli della pianta madre, indpendentemente dal donatore di polline.” ha spiegato Salick. “Gli Yanesha apprezzano questo patrimonio, che dà loro la possibilità di conoscere esattamente che cosa raccoglieranno guardando ai semi delle piante. I popoli dell’Amazzonia non solo selezionano la frutta che piace loro, ma creano sistemi di coltivazione che mirano a perpetrarle nel tempo. Possiamo ammirare e provare ad emulare come questi popoli coltivano queste piante, creano biodiversità e le gestisono perchè siano di supporto al loro futuro. “
Gli Yanesha coltivano una varietà di più di 75 specie di piante nei giardini di casa e più di 125 specie nei loro campi speciali organizzati secondo un sistema ecologico e sostenibile di agricoltura tradizionale. La grande varietà di specie sono garanzia di protezione contro la distruzione dei raccolti da parte dei parassiti, dalle malattie e dalle condizioni atmosferiche. La loro agrobiodiversità comprende specie coltivate raramente al di fuori dell’agricoltura indigena. Gli studi hanno concluso che questa diversità in agricoltura è senza precedenti nella moderna agricoltura e silvicoltura, che spesso riducono la diversità naturale piuttosto che potenziarla. Siccome la fragilità delle nostre monocolture moderne diventa sempre più evidente, l’agricoltura e la silvicoltura potrebbero apprendere le tecniche da questi popoli.
Su un periodo di 15 anni Salick ha notato che è cambiato un numero notevole di volte il tipo di mais coltivato. Per non perdere la biodiversità con questo cambio continuo, gli Yanesha hanno imparato ad allevare nuove specie in continuazione. Salick sottolinea, “Non c’è flessibilità equivalente nella moderna agricoltura che promuova la biodiversità. Abbiamo molto da imparare dalla conoscenza tradizionale”
Gli Yanesha promuovono anche la rotazione dellecolture. Questa successione crea un “patchwork” in un paesaggio complesso che promuove la biodiversità tropicale e la sostenibilità a lungo termine nella foresta pluviale.
I tibetani abitano alle pendici del sacro monte Khawa Karpo (6.740 metri sul livello del mare) e su un’ansa del fiume Mekong. La conoscenza tibetana tradizionale, come quello degli Yanesha dell’Amazzonia, è da tempo caratterizzata dall’adattamento e ora la biodiversità è sfidata dai cambiamenti climatici.
I tibetani dipendono completamente dalla biodiversità per il loro sostentamento. I ricercatori hanno trovato una grandissima diversità di specie analizzando quelle che si trovano sulle loro montagne. Ma questo è minacciato dai cambiamenti climatici: ritirandosi i ghiacciai specie endemiche di grande importanza per le popolazioni, come il loto delle nevi, rischiano l’estinzioni e sono sostituite da”erbacce” che riducono la biodiversità della regione.
Molte colitvazioni falliscono e sono preda di parassiti e malattie sempre a causa dell’aumento della temperatura. Ma i Tibetani, nel tentativo di adattarsi stanno ora cominciando a coltivare l’uva, che prima non sarebbe mai sopravissuta al clima himalayano: la loro specialità è il vino di ghiaccio. Per attenuare gli effetti del cambiamento climatico inoltre stanno favorendo il rimboschimento e mantenendo intatte aree ad elevata biodiversità e con foreste vetuste.
Salick ora lavora con gruppi politici internazionali per riunire quella tibetana e altre conoscenze tradizionali attraverso metodi scientifici per preservare la biodiversità e contrastare il cambiamento climatico.