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Estinzione di faune nell’Antico Egitto dovuta ai cambiamenti climatici

Scritto da Leonardo Debbia il 26.09.2014

Le raffigurazioni di animali in antichi manufatti egizi hanno aiutato gli scienziati a raccogliere una dettagliata massa di dati sui grandi mammiferi che hanno vissuto nella Valle del Nilo nel corso degli ultimi 6000 anni.

Una analisi di questa messe di dati dimostra che le estinzioni delle specie, probabilmente causate da un clima divenuto più arido e dall’aumento di presenza umana nella regione, hanno reso meno stabile l’ecosistema.

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Manico d’avorio di coltello del Periodo Predinastico in Egitto con righe intagliate raffiguranti animali, tra cui elefanti, leoni, una giraffa e alcune pecore (credit: Charles Edwin Wilbur Fund, Brooklin Museum)

Lo studio, pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, ha scoperto che le estinzioni locali delle specie di mammiferi ha portato ad una costante diminuzione di stabilità delle comunità animali nella Valle del Nilo.

Quando queste comunità comprendevano molte specie, la perdita di qualcuna di esse aveva uno scarso impatto sul funzionamento dell’intero ecosistema, mentre, continuando a diminuire il numero degli individui, l’ambiente diveniva sempre più sensibile alle variazioni, secondo Justin Yeakel, ricercatore presso la University of California (UCSC) e presso il Santa Fè Institute, e autore principale dello studio

Circa sei millenni fa, in Egitto erano presenti 37 specie di mammiferi di grandi dimensioni, mentre attualmente ne sopravvivono soltanto otto.

Tra le specie raffigurate nelle opere d’arte del Periodo Tardo Predinastico (antecedente al 3100 a.C.) si possono ammirare leoni, cani selvatici, elefanti, antilopi e giraffe, animali ormai non più presenti nella regione.

“Quella che era una ricca e diversificata comunità di mammiferi, oggi è alquanto mutata”, afferma Yeakel. “A parte la diminuzione delle specie, è stata persa soprattutto la ridondanza ecologica del sistema. La presenza dei piccoli erbivori, quali le gazzelle, che costituivano facili prede, favoriva la presenza dei grandi predatori. La perdita anche di una sola specie di preda ha avuto una ricaduta molto maggiore sulla stabilità del sistema, dacchè ha portato a estinzioni supplementari”.

Il nuovo studio si è basato sulla documentazione fornita dallo zoologo Dale Osborne che nel 1998 aveva elencato una serie di specie presenti nell’Antico Egitto, fornendo un quadro dettagliato delle comunità animali della regione sulla base di testimonianze archeologiche e paleontologiche, nonché su documenti storici e raffigurazioni artistiche.

“Il suo lavoro ci ha consentito di utilizzare tecniche di modellazione ecologica e osservare le ramificazioni di questi cambiamenti”, puntualizza Yaekel.

L’idea dello studio nacque nel 2010 e il team fu composto, assieme a Yaekel, da Paul Koch, paleontologo dell’UCSC, da Mathias Pires, dell’Università di S.Paolo, in Brasile e da Lars Rudolf, dell’Università di Bristol, nel Regno Unito, questi ultimi specialisti di modelli ecologici.

Lo scopo era una analisi al computer delle dinamiche intercorse tra predatori e prede nelle antiche comunità animali egiziane.

I ricercatori hanno identificato, nel corso degli ultimi 6000 anni, cinque episodi critici in Egitto, durante i quali avvennero drastici cambiamenti nelle comunità dei mammiferi, tre dei quali coincisero con variazioni climatiche estreme, orientate verso un elevato tasso di aridità.

Questi periodi di siccità colpirono ovviamente, sconvolgendole, anche le comunità umane, provocando, 4000 anni fa, il crollo dell’Antico Regno e, 3000 anni fa, la caduta del Nuovo Regno.

“Tre grandi periodi aridi si verificarono a partire dalla fine del Periodo africano Umido, 5500 anni fa, quando l’Egitto passò da un clima umido ad un clima secco per lo spostamento a Sud dei monsoni”, afferma Yaekel. “In concomitanza con le variazioni climatiche, la densità di popolazione umana crebbe e la competizione per lo spazio vitale lungo la Valle del Nilo ebbe sicuramente un impatto notevole sulle specie animali”.

Il più recente, importante cambiamento nella comunità dei mammiferi è avvenuto solo 100 anni fa. L’analisi dei rapporti predatori-prede ha dimostrato che le estinzioni negli ultimi 150 anni hanno sbilanciato la stabilità dell’ecosistema e di questo – secondo Yeakel – va tenuto conto per comprendere meglio gli ecosistemi moderni.

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