Gaianews

L’acqua assorbita dal terreno rallenta l’innalzamento globale del livello dei mari

Scritto da Leonardo Debbia il 28.02.2016

Nuove misurazioni eseguite da un satellite della NASA hanno consentito di identificare e quantificare per la prima volta in che modo il clima, favorendo l’accumulo di acqua allo stato liquido nel terreno, possa influire sulle variazioni di aumento del livello del mare.

masse-continentali

Le masse continentali hanno accumulato crescenti quantità d’acqua negli ultimi dieci anni, rallentando così il ritmo di aumento del livello dei mari (Crediti: US National Park Service)

La nuova ricerca, condotta da scienziati del Jet Propulsion Laboratory della NASA (JPL) di Pasadena, in California, congiuntamente a colleghi della University of California, Irvine, (UCI) mostra che mentre le calotte glaciali e i ghiacciai continuano a sciogliersi, i cambiamenti meteorologici e climatici degli ultimi dieci anni hanno portato i continenti ad assorbire e ad immagazzinare una maggior quantità d’acqua – stimata in 3,2 miliardi di tonnellate – nei terreni, nei laghi e nelle falde acquifere, rallentando in questo modo, anche se solo temporaneamente, di circa il 20 per cento, le variazioni nell’aumento del livello dei mari.

Anche se questo aumento delle masse d’acqua sui continenti sono ripartite a livello mondiale, pur tuttavia, considerate nell’insieme, sono pari al volume del Lago Huron, il settimo lago più grande del mondo.

Lo studio relativo è stato pubblicato sulla rivista Science.

Ogni anno dall’oceano evapora una enorme quantità d’acqua, che ricade poi sui terreni delle masse continentali sotto forma di pioggia o neve, per ritornare quindi ai mari tramite il deflusso di fiumi e canali.

Questo ciclo è ben conosciuto come ciclo idrologico globale.

Gli scienziati sanno da tempo che piccoli cambiamenti in questo ciclo dell’acqua sulla Terra possono comportare grandi, anche se temporanee, variazioni del tasso di innalzamento di livello dei mari. Tuttavia, finora si ignorava quanto grande potesse essere questo effetto, dal momento che mancavano gli strumenti in grado di misurare questi cambiamenti su scala globale.

Ora, con il lancio dei satelliti gemelli Gravity Recovery e Climate Experiment (GRACE) della NASA nel 2002, gli studiosi sono entrati finalmente in possesso del primo strumento in grado di quantificare queste variazioni.

La missione GRACE rileva le variazioni nel campo gravitazionale terrestre monitorando i cambiamenti di distanza tra i due satelliti mentre questi orbitano intorno al pianeta.

In questo caso, i ricercatori possono registrare le variazioni gravitazionali della Terra derivanti dai movimenti d’acqua sulla sua superficie e quindi di misurare le variazioni di accumulo delle masse d’acqua.

satelliti-GRACE

I satelliti gemelli della missione GRACE, orbitanti a 500 chilometri dalla Terra e posizionati a 220 chilometri uno dall’altro (fonte: JPL / NASA)

“Abbiamo sempre pensato che il prelievo delle acque sotterranee per l’irrigazione e i consumi in genere comportasse un notevole trasferimento d’acqua dalla terra al mare”, dichiara l’autore leader dello studio JT Reager, del JPL. “Quello di cui non ci siamo accorti finora è che negli ultimi dieci anni i cambiamenti nel ciclo globale dell’acqua hanno più che compensato le perdite verificatesi dal pompaggio di acque sotterranee, ottenendo così che il terreno agisse come una spugna”.

“Questi nuovi dati sono importanti per comprendere le variazioni del livello marino. Saranno infatti fondamentali per le future proiezioni sul lungo termine sui valori di innalzamento di livello dei mari in funzione della fusione dei ghiacci e del riscaldamento degli oceani”.

“Questo è il primo studio che osserva i modelli di accumulo d’acqua che variano sulla terraferma e il loro impatto sulle variazioni nei tassi di innalzamento del livello del mare”, afferma Famiglietti, docente di Scienze della Terra alla UCI e ricercatore senior presso il JPL, che è anche autore senior dello studio.“Questo lavoro tornerà utile per la disponibilità futura di acqua in relazione ai cambiamenti climatici, come pure per la possibilità di intervento sugli innalzamenti del mare con una gestione oculata delle quantità d’acqua dolce immagazzinate sui continenti”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA