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Nel futuro della Terra, una Groenlandia senza ghiaccio

Scritto da Leonardo Debbia il 18.08.2019

Entro la fine del terzo millennio la Groenlandia potrebbe avere un aspetto completamente diverso dall’attuale.

Un recente studio prevede infatti che, qualora le concentrazioni dei gas serra nell’atmosfera terrestre si mantengano sui valori percentuali di oggi, in un futuro non troppo lontano il ghiaccio abbandonerà completamente l’isola e il livello globale dei mari si innalzerà di circa 75 centimetri.

groenlandia

Per quanto una previsione così radicale, se estesa ad un periodo temporale piuttosto lungo, possa sembrare azzardata, si prevede comunque che già alla fine di questo secolo si potrà assistere ad una diminuzione della calotta di ghiaccio della Groenlandia pari al 4,5 per cento, cui corrisponderà un aumento significativo di ben 33 centimetri del livello degli oceani.

“Il verificarsi di questi scenari, tuttavia, dipende esclusìvamente da noi”, afferma Andy Aschwanden, docente presso l’Istituto geofisico ‘Fairbanks’ dell’Università dell’Alaska (UAF).

Aschwanden, assieme ad un team di colleghi, ha pubblicato su Science Advances i risultati di un suo recente studio svolto sull’argomento.

Nella ricerca sono stati utilizzati nuovi dati ricavati dal substrato roccioso su cui poggia la copertura ghiacciata, in stretta relazione con le stime elevate delle quantità di gas serra immesse nell’ atmosfera e l’innalzamento del livello globale degli oceani.

La calotta glaciale della Groenlandia ha una importanza considerevole. Si estende per oltre 660mila miglia quadrate (quasi le dimensioni dell’Alaska), ricoprendo l’81 per cento della superficie dell’isola.

Altro elemento da non sottovalutare, contiene l’8 per cento dell’intero volume di acqua dolce della Terra.

Una fusione di questa immensa massa di ghiaccio sommergerebbe gran parte delle popolose metropoli marine: S.Francisco, Los Angeles, New Orleans.

In pratica, tutte le città costiere sarebbero a rischio.

Secondo gli studiosi, si può essere certi che una riduzione significativa delle emissioni di gas serra potrebbe evitare scenari catastrofici di questo tipo.

Per il momento, è stato osservato che dal 1991 al 2015, la calotta di ghiaccio della Groenlandia ha aggiunto agli oceani poco più di mezzo centimetro all’anno di acqua, ma la situazione potrebbe evolvere abbastanza velocemente.

I ricercatori hanno eseguito ben 500 simulazioni per ciascuno dei tre scenari più probabili previsti, utilizzando in laboratorio diversi parametri sulle condizioni oceanichee e atmosferiche, nonché sulla geometria, sul flusso e lo spessore del ghiaccio.

Mettere a punto e interpretare questi modelli non è semplice perchè si deve tenere conto dei cosiddetti ‘ghiacciai di sbocco‘, vale a dire i punti in cui i flussi glaciali, dopo il percorso terrestre, entrano in contatto con le acque oceaniche; variabili che dipendono da molti fattori (altezza delle coste, morfologia, presenza di correnti, temperature dell’acqua e via dicendo).
Questo studio è il primo a tener di conto di questi ghiacciai di sbocco, servendosi dei dati di una campagna scientifica aerea della NASA, chiamata ‘Operation IceBridge’, condotta a mezzo di apparecchiature collocate su aerei dotati di tre tipi di radar in grado di misurare, rispettivamente, spessore del ghiaccio, singoli strati all’interno del ghiaccio e spessore della roccia fresca sottostante la massa ghiacciata.

E’ stato osservato che la calotta glaciale ha, in media, uno spessore di 1,6 chilometri, ma la variabilità è un fattore molto influente, che può indurre conclusioni differenti, a seconda di dove viene effettuata la misurazione.

Le rilevazioni dallo spazio si sono rivelate spesso in disaccordo con quelle localizzate a terra, per cui  gli scienziati, al momento, non sono stati in grado di simuare le condizioni attuali in modo accurato e questo rende più difficile dire quel che accadrà in futuro.

Di una cosa, tuttavia, gli scienziati sono certi. Quanto è accaduto finora, la fusione avvenuta e osservata, non fa presagire che il processo non vada avanti. Anzi!

“Quanto è accaduto negli ultimi due decenni ci  spinge a prevedere un futuro in cui quello che accadrà dipenderà da quello che faremo d’ora in poi!”, dice Mark Fahnestock, ricercatore associato della UAF.

E la Comunità scientifica, le organizzazione ambientali e i Paesi più ‘illuminati’ non fanno che invocare la massima attenzione sulle riduzioni dei gas serra.

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