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Parigi 2015, Conferenza sul clima: è davvero un passo avanti?

Scritto da Leonardo Debbia il 18.12.2015

Bene, tra i 195 paesi partecipanti alla Conferenza di Parigi sul clima pare che un accordo, bene o male, sia stato finalmente raggiunto.

E questo, di per sé, è un fatto storico. Paesi finora recalcitranti a qualsiasi intesa che mettesse troppe pastoie alle loro economie hanno dovuto arrendersi ai pericoli che venivano prospettati di continuo – quotidianamente, per meglio dire – dal coro allarmato di studiosi delle più svariate discipline, senza distinzione di nazionalità, sul futuro del nostro pianeta.

Gli argomenti sul tavolo erano, come è ben risaputo, ampiamente riconducibili al contenimento delle emissioni di anidride carbonica, il principale imputato, con l’imperativo del mantenimento della temperatura globale al di sotto della soglia di 2 gradi centigradi.

Smog a Hong Kong

Smog a Hong Kong

Bene. Anche Stati Uniti, Cina e India, i grandi inquinatori, hanno finalmente capitolato e hanno sottoscritto il ‘fatidico’ documento.

La soglia delle temperature globali da non superare sarebbe stata fissata addirittura a 1,5 gradi.

Un traguardo ambizioso, senza dubbio, ma giudicato necessario per la sopravvivenza della nostra specie.

Una prima valutazione dell’impatto degli accordi sarà fatta, però, nel 2023.

Grande soddisfazione, quindi, tra i 195 firmatari. Anche perché ci si è accordati pure per un finanziamento di 100 miliardi di dollari all’anno in favore dei paesi in via di sviluppo nell’aiuto alla riduzione delle emissioni inquinanti.

I toni dei partecipanti sono stati entusiasti. Strette di mano, flash, foto-ricordo.

Ma che ne pensano gli ambientalisti e gli scettici tout-court?

Tra gli ambientalisti, le opinioni appaiono variegate.

Per il WWF il segnale è ‘chiaro e forte’. Greenpeace si aspettava qualcosa di più, anche se ammette che le società petrolifere e i produttori di carbone ne escono con le ossa rotte.

ActionAid non è soddisfatta perché vede il programma poco ambizioso e i fondi per i paesi poveri insufficienti.

Cosa commentare, nel nostro piccolo? In tutta sincerità, ci aspettavamo qualcosa di più.

Per quello che può contare il nostro parere, la tanto temuta emergenza che aleggiava sull’incontro con i suoi spauracchi, (l’orlo del baratro, il punto del non ritorno, eccetera eccetera) di cui si era blaterato un po’ovunque, non sia stata presa nella giusta considerazione. Anzi, sia stata, sostanzialmente, disattesa

Presi com’erano a raggiungere l’accordo e a negoziare l’intesa, i 195 partecipanti hanno perso di vista il nocciolo del problema, che era il futuro del pianeta.

‘Bisogna far presto’, era stato detto. ‘E’allarme rosso’.

Il segnale dei buoni propositi c’è stato, indubbiamente. Ora, non resta che mantenerli.

Non si ritiene che sia sufficiente ‘aver preso coscienza’ della situazione climatica allarmante.

Si sapeva già tutto. Né è sufficiente incassare l’approvazione dei paesi grandi inquinatori e avere l’assicurazione che ‘non lo faranno più’. Ci voleva ben altro.

Perché non prendere subito, ad esempio, una misura precauzionale essenziale, quale porre anche sanzioni ai paesi che in qualche modo pretendessero di continuare ad agire come se niente fosse accaduto e in pratica continuare ad avvelenarci l’aria?

Ecco perché questo accordo di Parigi non ci sembra il ‘grande passo’ che l’umanità avrebbe fatto, secondo quanto dichiarato da Hollande.

Non vorremmo passare per ‘Bastian contrari’ sempre e comunque.

Però, rimane la certezza che qualcosa di più poteva e doveva essere fatto.

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