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Attrazione fatale per le api (ma non per tutte)

Scritto da Leonardo Debbia il 29.04.2015

Parrebbe proprio che le api vengano attratte dai pesticidi, secondo quanto affermano due studi condotti separatamente dai ricercatori della Newcastle University e del Trinity College di Dublino.

Era già stato ipotizzato da studi precedenti che l’assunzione di nettare contaminato con questo genere di sostanze avrebbe influenzato il comportamento delle api, ma i dubbi avanzati al riguardo erano molti.

La ricerca, pubblicata su Nature nello scorso mese, mette in risalto che bombi e api sembrano essere attratte dai pestici dei neonicotinoidi più comunemente utilizzati e di cui, una volta assunti, non ne possano fare a meno, essendosi instaurata una vera e propria dipendenza.

In effetti, gli esperimenti condotti hanno provato che le api, poste di fronte a soluzioni di zucchero incontaminate e soluzioni di zucchero contenente nicotinoidi, avrebbero mostrato una chiara preferenza per il cibo contenente i nicotinoidi.

ape

Apis mellifera (crediti: Albin Andersson)

Sappiamo quanto le api e altri insetti impollinatori siano importanti per l’incremento dei raccolti. Possiamo quindi solo immaginare le conseguenze che scaturirebbero, qualora la sperimentazione trovasse una conferma in natura.

Secondo i ricercatori, i neonicotinoidi agiscono sul cervello delle api con gli stessi meccanismi con cui la nicotina agisce sul cervello umano.

Sébastien C. Kessler è uno degli autori firmatari dello studio della Newcastle University che ha controllato le reazioni delle api (Apis mellifera) e dei bombi (Bombus terrestris) alla capacità di riconoscere tre neonicotinoidi tra i più usati, vale a dire clothiadin, imidacloprid e thiamethoxam.

“I primi due antiparassitari – afferma Kessler – sembrano essere stati graditi dalle api e ancora maggiormente dai bombi, mentre il thiamethoxam non presenta alcuna forma di particolare predilezione”.

“Come la nicotina, i nicotinoidi possono agire come una droga, rendendo più gratificanti gli alimenti contenenti queste sostanze”, afferma Geraldine Wright, dell’Istituto di Neuroscienze presso la Newcastle University, co-autrice dello studio. “Se le api preferiscono raccogliere nettare contenente nicotinoidi, è intuibile che si possa innescare un effetto a catena su intere popolazioni di api”.

Jane Stout, docente di Botanica della Scuola di Scienze Naturali presso il Trinity College, rincara: “I nostri risultati implicano che, anche in presenza di fonti alternative di cibo, qualora le api si trovino in vicinanza di piante selvatiche adiacenti alle colture e inquinate anche in minima parte da nicotinoidi, prediligano il contatto con queste”.

Al Trinity College, oltre che sulle colonie di api e bombi, è stata posta attenzione particolare al confronto con nidi di api solitarie (Osmia bicornis), osservando che nei campi trattati con pesticidi si sono riscontrate riduzioni di nidi e un numero minore sia di bombi che di api selvatiche.

Una prima conclusione, al momento solo temporanea, farebbe ritenere che non tutte le specie di api, quindi, reagirebbero nello stesso modo all’esposizione ai pesticidi, in particolare ai neonicotinoidi.

I risultati prodotti dai due studi hanno scatenato, come era presumibile, una sollevazione di scudi da parte delle Ditte produttrici degli antiparassitari, che si sono spinte a parlare addirittura di ‘complotto’ contro di loro, anche se comunque l’Unione Europea aveva già posto una moratoria sull’uso di queste sostanze fino alla fine del 2015.

In questo momento, è facile prevedere che le polemiche sono solo all’inizio e che ci sarà bisogno di ulteriori approfondimenti.

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