E’ stato rilasciato il primo rapporto sull’uso dei proventi ricavati dalla vendita di risorse del sottosuolo possedute dai più importanti Paesi esportatori, e le sorprese non mancano. Il Brasile è risultato essere il primo in graduatoria per la trasparenza, mentre il Turkmenistan si è posizionato alla fine della classifica. Il rapporto valutativo di 41 Paesi con petrolio, gas, risorse minerarie è stato rilasciato dall’istituto Revenue Watch Institute per la sorveglianza dei proventi derivanti dalle risorse del sottosuolo, con sede negli Stati Uniti.
Il rapporto monitora come i governi pubblicano le informazioni sui pagamenti che ricevono da petrolio, gas e minerali.
Un primario autore del rapporto, Juan Carlos Quiroz, membro dell’istituto Revenue Watch Institute, ne spiega l’importanza.
“In tutti qusti Paesi, petrolio, gas e minerali sono considerati risorse pubbliche,” dice Quiroz. “Queste risorse appartengono allo stato e i cittadini hanno il diritto di sapere cosa i loro governi stanno facendo con i soldi che prendono dallo sfruttamento, e come amministrano questi fondi”.
La Norvegia è seconda dopo il Brasile – incredibilmente seconda -, ma la terza in classifica è la vera sorpresa: la Russia.
“Questa è stata una sopresa in quanto in molti altri indici che misurano la qualità della governance e la corruzione, la Russia e il Brasile compaiono con punteggi molto negativi,” ha detto Quiroz. “Quello che invece vediamo qui è che nel periodo in cui abbiamo fatto le nostre analisi, tra il 2006 e il 2009, abbiamo ottenuto rapporti che contenevano esattamente le informazioni che stavamo cercando”.
A seguire dopo questi tre “virtuosi”, un gruppo di nove Paesi, inclusi gli Stati Uniti, hanno ottenuto dei punteggi soddisfacenti classificandosi nella categoria chiamata “Trasparenza globale sui proventi”. La maggioranza dei Paesi, 29 su 41, hanno fallito il test, compresi pesi massimi dell’export minerario come il Venezuela, l’Indonesia, la Nigeria e l’Angola, tutti ricompresi nel secondo o terzo gruppo, chiamati “Parziale trasparenza sui proventi”.
L’Arabia Saudita, l’Algeria e il Kuwait sisono classificate alla fine della classifica, nel gruppo chiamato “Scarsa trasparenza”. La Guinea si Saudi Arabia, Algeria and Kuwait were ranked in the bottom section called scant revenue transparency.
Quiroz ha aggiunto che essere al vertice di questa classifica è condizione necessaria per poter avere i diritti civili, ma non basta.
“Sappiamo che la trasparenza non si traduce automaticamente in una buona governance o in una società democratica, ma senza le informazioni è impossibile avere una significativa opportunità di essere affidabili”.
Complessivamente, il peggior paese per trasparenza nell’uso delle risorse è stato il Turkmenistan.