Ci stiamo muovendo verso una nuova piccola era glaciale? Secondo alcuni studiosi il fenomeno potrebbe avere inizio già nei prossimi anni e culminare intorno al 2055. Ma qualcosa potrebbe cambiare questo stato di cose. Secondo una nuova ricerca condotta presso l’Università di Goteborg, in Svezia, l’estensione delle torbiere potrebbe infatti scongiurare il rischio di una prossima era glaciale. Le emissioni derivanti dalla combustione delle fonti fossili, responsabili dell’aumento della temperatura, saranno la nostra salvezza?

“Stiamo probabilmente entrando in una nuova era glaciale. Tuttavia, non sembra che questo sia dovuto agli effetti del biossido di carbonio”, spiega il ricercatore professor Lars Franzén. Guardando indietro negli ultimi tre milioni di anni, la terra ha sperimentato almeno trenta periodi di glaciazione – i periodi caldi in mezzo, sono chiamati interglaciali. Quello in cui ci troviamo ora ha avuto inizio circa 11mila anni fa. Siamo dunque giunti al limite?- . I ricercatori ritengono che la piccola era glaciale che ha coperto l’arco di tempo compreso tra il XVI e il XVIII secolo, potrebbe essere stata interrotta proprio grazie all’attività umana. La diffusione dell’agricoltura e il maggior disboscamento, in concomitanza con l’affacciarsi dell’industrializzazione, ha determinato un aumento delle emissioni di biossido di carbonio che probabilmente, ha rallentato o addirittura invertito, la tendenza al raffreddamento.
“E’ certamente possibile che le varie attività del genere umano abbiano contribuito a estendere l’intervallo tra le due età glaciali, mantenendo i livelli di biossido di carbonio sufficientemente elevati”, spiega Lars Franzén, professore di Geografia fisica presso l’Università di Göteborg. “Senza l’impatto umano, l’inevitabile progressione verso una nuova era glaciale sarebbe continuata. La diffusione delle torbiere è dunque un fattore importante”.
Le torbiere fungono da serbatoi di carbonio, il che significa che assorbono anidride carbonica dall’atmosfera. Si tratta di un elemento dinamico del paesaggio e attualmente coprono circa il quattro per cento della superficie della terra. La maggior parte delle torbiere si trova in zone temperate a nord e a sud del 45 ° parallelo. Circa il 16 per cento del territorio svedese, è coperto da torbiere, ecosistemi delicati che crescono in altezza e si diffondono in tutto l’ambiente circostante laddove vi è abbondante ristagno d’acqua. Le torbiere costituiscono anche uno dei più grandi pozzi terrestri di anidride carbonica atmosferica: ogni metro quadrato riesce ad assorbire circa 20 grammi di carbonio ogni anno.
“Se accettiamo che l’aumento dei livelli di anidride carbonica nell’atmosfera porta ad un aumento della temperatura globale, la conclusione logica deve essere che livelli ridotti producano un calo della temperatura”. Ma il rapporto tra questi due fattori – anidride carbonica e temperatura – non è lineare. Al contrario: livelli più bassi si traducono in un grado di raffreddamento maggiore rispetto al grado di riscaldamento raggiunto da un corrispondente aumento. Dal momento che non ci sono state emissioni di carbonio di origine fossile durante le precedenti fasi interglaciali, il carbonio “sequestrato” dall’ambiente nelle torbiere potrebbe quindi essere una delle ragioni principali per cui di volta in volta si sono prodotte le condizioni ottimali per un’era glaciale”.
“I nostri calcoli – sostengono i ricercatori – mostrano che le torbiere potrebbero contribuire ad un raffreddamento globale equivalente a cinque watt per metro quadrato. C’è una grande quantità di prove che suggeriscono che siamo vicini alla fine dell’attuale era interglaciale”.
Il Professore Franzén e tre altri ricercatori hanno pubblicato i loro risultati nella rivista Mires and Peat.
Per ulteriori approfondimenti: Mires e Peat 10 (8) :1-19. http://www.mires-and-peat.net/map10/map_10_08.pdf