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Satellite NASA individua fonti ‘non dichiarate’ di inquinamento dell’aria

Scritto da Leonardo Debbia il 10.06.2016

Usando un nuovo metodo basato sull’analisi da satellite, gli scienziati dell’Environment and Climate Change della NASA, in Canada, assieme all’Università del Maryland e alla Dalhousie University di Halifax, Nuova Scozia, hanno individuato 39 fonti di emissioni antropiche di anidride solforosa tossica non dichiarate.

Pericolo per la salute molto conosciuto, dato che contribuisce anche alla formazione delle piogge acide, l’anidride solforosa (SO2) è una delle sei sostanze inquinanti regolamentate dalla US Environmental Protection Agency.

inquinamento

Rilevazioni satellitari hanno consentito l’individuazione di fonti non dichiarate di emissioni inquinanti (crediti: EPA)

Le correnti attività di monitoraggio di questo prodotto includono l’uso di inventari delle emissioni che vengono registrate da continue misurazioni e che riguardano i fattori antropici terrestri, quali, ad esempio, il consumo di carburante.

Questi inventari sono poi utilizzati per valutare le politiche di regolamentazione da mettere in atto per il miglioramento della qualità dell’aria e per anticipare futuri scenari di emissioni, inevitabilmente collegati alla crescita economica e demografica.

Ma per sviluppare dati d’inventario completi e accurati, le industrie, le agenzie governative e gli scienziati debbono per prima cosa conoscere l’esatta ubiquità delle fonti inquinanti.

“Ora, abbiamo una misurazione indipendente di queste fonti di emissioni, che non si basano su quelle conosciute ufficialmente o presunte”, dichiara Chris McLinden, uno scienziato dell’atmosfera che lavora per l’Environment and Climate Change di Toronto, in Canada, autore dello studio pubblicato questa settimana sulla rivista Nature Geosciences. “Quando si guarda una foto satellitare di anidride solforosa, si finisce con il vederla apparire come un hotspot, un ‘punto caldo’ che facilita le stime delle emissioni”.

Le 39 fonti di emissioni non dichiarate, individuate dalle indagini satellitari nei nove anni che vanno dal 2005 al 2014, sono costituite da gruppi di centrali elettriche e a carbone, fonderie, operazioni estrattive di petrolio o di altri gas, in gran quantità in Medio Oriente, ma anche nel Messico e in parti della Russia.

Per di più, in alcuni casi, è stato accertato che le emissioni conosciute provenienti dalle fonti di queste regioni avevano valori ufficiali che erano da due a tre volte inferiori alle stime segnalate da satellite.

Complessivamente, le fonti non dichiarate e non rendicontate rappresentano circa il 12 per cento di tutte le emissioni di anidride solforosa di origine antropica; una discrepanza che, secondo McLinden, può avere un grave impatto sulla qualità dell’aria delle regioni interessate.

Il team di ricerca ha scoperto anche 75 fonti naturali di anidride solforosa, ma non provengono da eruzioni vulcaniche in atto, che rilascerebbero lentamente, nel tempo, il gas tossico.

Anche se non necessariamente sconosciuti, molti vulcani si trovano in località remote e non controllate, di modo che questo insieme di dati satellitari è il primo a fornire reali informazioni periodiche su queste emissioni vulcaniche.

“Quantificare l’anidride solforosa dalle immagini satellitari è un procedimento in due tempi che non sarebbe stato possibile senza due innovazioni nell’elaborazione dei dati”, afferma Nickolay Krotkov, scienziato dell’atmosfera del Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt, Maryland.

In primo luogo, è stata una miglioria nel trattamento informatico che trasforma le prime osservazioni satellitari raccolte dagli strumenti del Dutch-Finnish Ozone Monitoring, installato a bordo dello spacecraft Aura della NASA, in stime precise delle concentrazioni di anidride solforosa.

Il team di Krotkov è ora in grado di rilevare con maggior precisione anche le più piccole concentrazioni di SO2, comprese quelle provenienti da fonti umane, quali le attività petrolifere e le centrali elettriche di medie dimensioni.

Poter rilevare anche le concentrazioni minori ha portato alla seconda innovazione.

McLinden e colleghi hanno utilizzato un nuovo programma per computer per calcolare il più esattamente possibile l’anidride solforosa dispersa e diluita dai venti. Sono quindi state stimate accuratamente forza e direzione dei venti, desunte dai dati satellitari, per rintracciare la posizione di partenza della fonte inquinante e anche per valutare la quantità di SO2 emessa.

“Il vantaggio davvero unico dell’osservazione satellitare è costituito dalla gran copertura spaziale”, sostiene Bryan Duncan, scienziato dell’atmosfera a Goddard. “Questi risultati sono la perfetta dimostrazione di come nuove e migliorate serie di dati satellitari unitamente al miglioramento delle tecniche di analisi, ci permettono di identificare anche le più piccole fonti inquinanti e di quantificare le emissioni in tutto il mondo”.

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