Roma – La Shell ha annunciato di aver volontariamente fermato i tentativi di perforazione al largo delle coste dell’Alaska, a causa di problemi tecnici ad un sistema di sicurezza che dovrebbe evitare fuoriuscite in mare in caso di esplosione della bocca del pozzo sottomarino.
A questo punto la stagione si può dire conclusa, visto che tra poco inizierà la pesca dei nativi americani in quelle zone e, almeno per quest’anno, Shell rinuncia a fare ulteriori tentativi dopo sette anni di esplorazioni e quasi 5 miliardi di dollari investiti.

Le associazioni ambientaliste cantano vittoria. Greenpeace, che critica da tempo i tentativi di sfruttare l’Artico per lo sfruttamento petrolifero, ha detto: “Il passo indietro di Shell è una buona notizia, ma ora bisogna creare un santuario globale nell’area disabitata che circonda il Polo Nord, bandire le trivellazioni petrolifere e la pesca non sostenibile nel resto dell’Artico”. Ma purtroppo c’è un’enorme interesse economico in gioco e difficilmente le nazioni coinvolte rinunceranno alle prospettive di immensi guadagni.
Royal Dutch Shell ha detto che il motivo della sospensione è una cupola di contenimento che, in fase di test al largo della costa di Bellingham, nello stato di Washington, è stata danneggiata sabato sera durante la prova finale. Il tempo necessario per riparare i danni, ha portato alla decisione di cancellare i piani per completare i pozzi per quest’anno.
La cupola è un’ulteriore misura precauzionale per evitare perdite di petrolio in mare, in un ambiente molto delicato a livello ambientale. “E’ qualcosa che Shell si è offerta volontariamente di mettere in funzione come un quarto livello di sicurezza nel caso di un’esplosione nel pozzo sottomarino”, ha detto Curtis Smith, portavoce di Shell Alaska. “Una volta che ci siamo offerti volontariamente di farlo, è diventato un componente necessario per portare a termine la costruzione di un pozzo.”
“I ghiacci dell’Artico hanno una funzione fondamentale nella stabilizzazione del clima del Pianeta: riflettendo i raggi solari diminuiscono l’aumento della temperatura. Il loro scioglimento implica una modifica del clima globale”, dichiara Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace.
Il disgelo annuale del ghiaccio artico sta raggiunto il livello più basso registrato dal controllo via satellite iniziato nel 1979. A giorni gli scienziati del National Snow and Ice Data Center (NSIDC) statunitense annunceranno il nuovo record dello scioglimento dei ghiacci artici, un primato di cui faremmo volentieri a meno.