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Caccia e orso marsicano: il TAR boccia il tavolo PATOM, tutto da rifare

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 15.07.2013

Bocciato in pieno dal TAR il lavoro avviato lo scorso anno sulla caccia dalla Regione Abruzzo. Dopo il ricorso del WWF il TAR ha bocciato su tutta la linea, dopo aver sospeso le direttive del Calendario Venatorio, i contenuti e le procedure adottate dalla Regione Abruzzo e dal Tavolo Tecnico al quale hanno partecipato anche il Parco d’Abruzzo, l’Università la Sapienza, e l’ISPRA.

cacciatore

Sono chiare le parole del TAR a conclusione della sentenza:  “Da quanto sopra ,consegue quindi l’accoglimento della censura sulla mancata protezione dell’orso marsicano nell’intero areale di distribuzione individuato nell’accordo PATOM.”.

Secondo Michele Pezone, legale delle due associazioni “forse l’aspetto più grave,” è che  “il T.A.R. ha evidenziato che la Regione Abruzzo ha mancato di tutelare la sua specie simbolo, l’Orso bruno marsicano, evitando di normare in maniera più stringente l’attività venatoria nelle aree di maggiore presenza della specie”.

Anche per  Dante Caserta, presidente f.f. del WWF Italia, “La parte più sconsolante della sentenza è quella relativa alla mancata tutela dell’orso perché arriva in un momento così difficile per la specie. Da un lato si ripetono sterili proclami da parte della Regione sulla necessità di tutelare la specie e dall’altro il severo giudizio del T.A.R. chiarisce che gli sforzi per la conservazione possono essere vanificati anche dalle scelte filo-venatorie dell’assessorato regionale e dello stesso tavolo tecnico che doveva essere costituito per tutelare la specie e non certo per favorire i cacciatori.”

E Alex Caporale, vicepresidente degli Animalisti Italiani ONLUS ha dichiarato: “E’ evidente che solo le associazioni ambientaliste stanno combattendo strenuamente la lotta per la sopravvivenza dell’importantissimo patrimonio faunistico abruzzese. Con noi abbiamo la stragrande maggioranza della popolazione che è stanca di vedere morire uccelli e mammiferi. Decine di migliaia di animali sono stati uccisi grazie a provvedimenti che si sono rivelati del tutto illegittimi e per questo coinvolgeremo presto la Corte dei Conti, visto che la fauna è patrimonio indisponibile dello Stato. Gli eventuali responsabili devono pagare direttamente per scelte totalmente difformi rispetto al dettato delle norme italiane e comunitarie poste a tutela della fauna”.

Le motivazioni della mancata tutela dell’orso. Le motivazioni del TAR riguardano soprattutto il fatto che la Regione non ha realizzato una valutazione necessaria, la VIA, inficiando così gran parte del percorso.

La regione, in merito alla redazione delle norme che avrebbero dovuto regolare la caccia per tutelare l’orso marsicano, aveva creato un Tavolo Tecnico del quale facevano parte anche l’Università La Sapienza di Roma, l’ISPRA e il Parco Nazionale d’Abruzzo, che, dopo aver approvato i contenuti delle relazioni del tavolo, ha poi rilasciato un comunicato contrario al Calendario Venatorio.
Al Tavolo Tecnico è stato chiesto di redigere un’analisi relativa solo ad una zona e non a tutto l’areale di presenza dell’orso. Il TAR a questo proposito scrive: “scelta illogica ed irrazionale, priva di qualsiasi base scientifica, mirata a far diminuire i territori dove attuare le limitazioni necessarie all’attività venatoria.

Le motivazioni addotte allora dalla Regione invece, riguardavano la necessità di cambiamenti graduali e verificati su piccola scala, per potere essere poi esportati su un territorio più ampio.

Ma il TAR critica anche l’adozione di una nuova cartografia. Nella sentenza si legge: “La Regione sostiene di essersi basata su di una cartografia ad hoc, commissionata all’ Istituto di Ecologia Applicata, dalle caratteristiche più aggiornate e specializzate rispetto a quella ufficiale allegata all’accordo PATOM.
“Sempre secondo la Regione,” continua la sentenza, “la nuova cartografia acquisita sarebbe basata su dati di presenza più recenti (2005/2011), e sarebbe calibrata sui soli mesi di iperfagia dell’orso (settembre-novembre), vale a dire sulle presenze della specie nel periodo più delicato di protezione, di diretta interferenza con l’attività venatoria. In buona sostanza, si afferma che la differenza tra la cartografia pubblicata sul sito del Ministero dell’Ambiente e quella realizzata dallo IEA consiste quindi nel fatto che quest’ultima deriva da un modello ‘mirato’ (e più aggiornato) di distribuzione dell’orso bruno marsicano nel periodo critico di iperfagia, mentre la cartografia del Ministero avrebbe analizzato i dati complessivi (e meno aggiornati) della presenza dell’orso, in tutto l’arco temporale di un anno solare.”
Il ragionamento non convince però il collegio, che ritiene si sarebbe dovuta aggiornare la vecchia cartografia e non crearne una nuova. Un tale modus operandi, si spiega nella sentenza, si sarebbe potuto accettare solo se “le nuove stime avessero evidenziato esigenze di rinforzo delle misure di protezione, rispetto a quelle delineabili dai dati ufficiali preesistenti, e ciò in ragionevole applicazione del principio di precauzione nelle more dei definitivi aggiornamenti della cartografia allegata all’accordo PATOM.”

“Qui”, spiega la sentenza, “si è invece in presenza del caso inverso, in cui le nuove stime sono state invocate per esonerare da misure di salvaguardia interi areali, pure ritenuti sensibili dall’accordo stesso.

“Stesso discorso vale ovviamente anche in relazione alla pretesa ‘specializzazione’ della nuova cartografia IEA con presenze frazionate nei vari periodi dell’anno; ed invero, ammesso che tale cartografia abbia attendibilmente evidenziato una propensione dell’orso a stabilizzarsi nei territori de quibus in periodi diversi da quelli caratterizzati dalla iperfagia, resta evidente come elementari esigenze precauzionali avrebbero dovuto imporre di assicurare comunque la protezione anche per quelle aree, senza confidare che la presenza dell’orso su tali zone (pur accertata complessivamente durante l’intero anno solare) venga scongiurata proprio nei periodi più critici per la sopravvivenza della specie.”
 
“Ne è emerso agli atti alcun dibattito scientifico che abbia specificamente affrontato e risolto tali problematiche.Da quanto sopra consegue quindi l’accoglimento della censura sulla mancata protezione dell’orso marsicano nell’intero areale di distribuzione individuato nell’accordo PATOM.”, conclude la sentenza.

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  • Paolo scrive:

    Mi permetto di far osservare ai signori ambientalisti un problema annoso relativo alla gestione della caccia in Abruzzo. Da circa 15 anni che frequento pianure, colline e soprattutto montagne, non vedo l’ombra di un controllo. Ne faccio anche una questione di cultura, che permettetemi non esiste, non viene insegnata, ditemi quindi a che serve avercela con i cacciatori se poi veniamo confusi volontariamente con i bracconieri. Ribadisco che frequentando le montagne da anni, con e senza fucile, ma credetemi non ho avuto mai il piacere di incontrare un orso, quindi ditemi voi se il problema e’ di convivenza con i veri cacciatorii o vogliono necessariamente farci passare per quelli che non siamo.
    Ripeto, istituite controlli ferrei, come fanno al nord e poi venitemi a dire se si puo’ convivere o meno con questi splendidi animali.
    Buon lavoro a tutti e in coscienza.

    Paolo

    Pescara