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L’Australia brucia, ma governo rifiuta connessione con i cambiamenti climatici

Scritto da Leonardo Debbia il 26.10.2013

Le fiamme degli incendi in Australia non stanno divampando soltanto sul terreno, ma hanno raggiunto anche le alte sfere politiche, amministrative e scientifiche del Paese. Il governo australiano respinge, infatti, le ipotesi degli studiosi sul fatto che i cambiamenti climatici siano la causa degli incendi che stanno devastando ampie zone dell’Australia orientale.

canadair incendi

Sia il primo  ministro Tony Abbott che il ministro all’Ambiente Greg Hunt affermano che un singolo evento non può essere collegato ai cambiamenti climatici.

Queste prese di posizione seguono lo scioglimento della Climate Commission, la ‘Commissione per il Clima’, da parte dello stesso governo che appena un mese prima l’aveva eletta.

Il perché di questo cambio di direzione è presto detto.

La Commissione aveva affermato che l’entità degli incendi non aveva avuto precedenti in questo periodo dell’anno, con un settembre più caldo mai registrato prima, che era seguito ai 12 mesi più caldi in assoluto che l’Australia avesse mai avuto, chiamando in causa il riscaldamento globale.

E l’autorevole parere non era piaciuto.

Sostenuto da donazioni pubbliche, alla soppressa Commissione sopravvive, tuttavia, il ‘Consiglio del Clima’, di cui è membro Will Steffen, direttore del National University’s Climate Change Institute, il quale si dichiara profondamente deluso dal fatto che un serio studio del riscaldamento globale non sia ancora stato accettato in Australia.

“Vorremmo un confronto su quale sia il modo migliore per affrontare il problema degli incendi, anziché futili discussioni su temi ormai risolti dalla letteratura scientifica mondiale. Ecco cosa vorremmo dai politici”, ha detto Steffen.

Abbott sostiene che l’Australia ha subìto incendi peggiori in passato e si è scagliato contro Chrsitiana Figueres, segretaria esecutiva della ‘Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici’, colpevole di aver dichiarato che l’Australia, in merito agli incendi, “sta pagando il prezzo del carbonio immesso in atmosfera”.

Il governo conservatore di Abbott  ha addirittura in programma di abolire le leggi, approvate solo un anno fa, che prevedono imposte particolari sulle tonnellate di carbonio emesse, visto che l’Australia figura tra i peggiori Paesi inquinanti, a causa  della sua forte dipendenza dal carbone a buon mercato per la produzione energetica.

Figurarsi come Abbott possa riconoscere la connessione incendi-riscaldamento globale!

Eppure, come continente più arido del mondo, dopo l’Antartide, l’Australia è anche particolarmente vulnerabile ad eventi climatici estremi che scaturiscono con il riscaldamento del clima, avvertono gli scienziati.

Del resto, che i cambiamenti climatici possano influenzare alcuni importanti avvenimenti meteorologici in Europa e negli USA è stato riaffermato in via ufficiale da un rapporto pubblicato a Stoccolma dalle Nazioni Unite e confermato da una ricerca, con relative simulazioni al computer, pubblicata dalla US National Oceanic and Atmospheric Administration in collaborazione con l’Ufficio meteorologico britannico.

Ad Abbott poco ne cale.

Abbott e i suoi collaboratori, evidentemente, non intendono far passi indietro né soprattutto ribattere a chi, come Adam Bandt, parlamentare del partito dei Verdi australiano, che si batte per la carbon tax, ha avvertito: “Il piano di Tony Abbott significa più incendi per l’Australia”. “Politicizza soltanto il disastro”, commentano, impassibili, le fonti governative, mentre le reti televisive mandano in onda la dichiarazione di Bandt sulle immagini delle case distrutte.

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