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James Lovelock alla BBC: l'uomo non può salvare la Terra, siamo oltre il punto di non ritorno

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 28.05.2010

James Lovelock, lo scienziato che ha ideato la teoria di Gaia, ha detto alla BBC in un’intervista recente che è troppo tardi per salvare il pianeta. Secondo la Teoria di Gaia, la Terra intera è un organismo unico, connesso e interattivo. Solo poco più di un mese fa, Lovelock ha chiesto un’intervento autoritario, in quanto dice di avere il dubbio se gli esseri umani siano abbastanza intelligenti per rispondere correttamente alle complessità del riscaldamento globale.

In questa più recente intervista, lo scienziato sembra aver fatto pace con l’inevitabile, e forse anche con la fine della civiltà umana come la conosciamo (anche se non del pianeta). Lovelock fornisce alcune importanti osservazioni sull’evoluzione della scienza, la modellazione del clima e la responsabilità umana di fronte al surriscaldamento globale.

Le opinioni che Lovelock ha e diffonde con successo da vari decenni hanno sfidato lo status quo e spesso hanno fatto arrabbiare o infastidire amici e nemici. Ma, molto spesso, le sue predizioni si sono rivelate accurate.

Lovelock vede la Terra come un sistema che tende all’equilibrio. Mantenere l’omeostasi è quello che è accaduto, accade e accadrà, ed è per questo che le temperature si muovono seguendo i vari picchi e depressioni che osserviamo dai dati fossili:

“Siamo costringendo la Terra a spostarsi in uno stato più stabile di quello attuale, che è uno stato caldo. E una volta che inizia a muoversi,  gli eventi che devono accadere cominciano a verificarsi. Il sistema immetterà gas in atmosfera, come metano e anidride carbonica, in quantità enorme … molto più grande di quanto di quella che stiamo immettendo noi con le nostre attività. E quando questo avverrà, il pianeta si riscalderà.

Lovelock scagiona l’uomo, ammettendo che non sapevamo quello che stavamo facendo. Ma abbiamo “premuto il grilletto” e le implicazioni di quanto è stato fatto inizia ad essere chiaro solo adesso.

Lovelock può non aver ragione circa il fatto che non ci siano azioni da intraprendere per fermare la situazione, ma le sue osservazioni su  altri due punti colpiscono il segno. In primo luogo, egli osserva che durante la storia l’andamento delle temperature globali non è una curva regolare. Le previsioni dei modelli climatici naturalmente si basano su proiezioni statistiche che non possono che prevedere curve relativamente dolci (per limiti intrinseci dei modelli). Una cosa è certa: il pianeta non si scalderà come i nostri modelli prevedono.

Questa osservazione non vuole rendere i modelli privi di valore. Essi sono uno strumento importante nel tentativo di comprendere il nostro ambiente. Ma sono grezzi e semplici strumenti, nulla in confronto alla complessità del sistema reale di Gaia. Non dobbiamo permettere che l’arroganza ci nasconda i possibili errori della nostra semplice scienza.

Sul tema della scienza, Lovelock precisa una delle più grandi tragedie per chiunque sia innamorato della ricerca oggettiva della verità:

Una volta era una vocazione … si faceva scienza quasi per vocazione. All’inizio si imparano la disciplina e le regole di comportamento. Quando ho iniziato a far scienza, la maggior parte degli scienziati consideravano un peccato contro lo Spirito Santo truccare i dati. Ma dal momento che la scienza è diventata un lavoro in cui si fa carriera, cosa che è accaduta nel corso del secolo scorso, accade che si è sotto pressione, e il vostro lavoro dipende dalla produzione di giusti risultati, ed ecco che nasce la tendenza ad aggiustare i dati … in modo che il vostro capo sia contento.

Sulle energie rinnovabili, Lovelock è drastico: certo, è un buon settore per gli investimenti delle grandi aziende che vogliono apparire ‘verdi’ e sta facendo fare buoni affari. Ma la produzione di energia rinnovabile non basta assolutamente a sostituire le fonti fossili, in poche parole, non funziona.

Se la democrazia non riesce ad affrontare le sfide dell’umanità, sarà perché il pubblico non si può fidare della documentazione e delle ammonizioni di quelli che mostrano le prove. La perdita di reputazione della scienza può essere una piccola tragedia di fronte alla devastazione potenziale della civiltà come noi la conosciamo, ma è il seme della rovina. Anche quando ci fa impazzire, il 90-enne scienziato, inventore fra l’altro del forno a microonde, ha ragione.

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