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Petrolio nel Golfo del Messico: iniziati i test per la chiusura del pozzo dall'alto

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 03.08.2010

Nuova cappa pe contenere la perdita di petrolio - fonte BP

Ingegneri e tecnici che lavorano per la società energetica BP stanno effettuando gli ultimi test al pozzo danneggiato, che potrebbero spianare la strada già oggi a quello che è chiamato “static kill”, ossia la chiusura del pozzo mediante fanghi e cementi speciali dall’imboccatura. I funzionari governativi sono favorevoli anche ad un piano che comporterebbe un “bottom kill”, chiusura dal basso – usando un sollievo benessere forato sotto il Golfo del Messico, in modo che il danneggiato è ben sigillato in modo permanente.
L’ex Ammiraglio della Guardia Costiera Thad Allen, il funzionario di governo responsabile della risposta all’incidente petrolifero nel Golfo del Messico, dice che i tecnici si stanno muovendo con molta cautela nella preparazione dello “static kill”, che comporta l’inserimento nel pozzo danneggiato con fango e cemento.

Allen ha detto ieri ai giornalisti che potrebbero volerci un paio di giorni affinché i tecnici possano determinare se il pozzo è stabile e sicuro e quando iniziare a pompare il fango. Le operazioni erano previste per ieri, ma ci si è accorti all’ultimo momento di una piccola perdita nelle tubature.

“Se cominciamo a pompare fango e la pressione non va giù, significa che sta andando da qualche altra parte, il che sarebbe motivo di preoccupazione”, ha detto Thad Allen. “Quindi,  quello che vogliamo è che la pressione del pozzo diminuisca lentamente fino a diventare pari a zero – che significa che la quantità di fango è pari alla pressione di spinta del petrolio verso l’alto. Ma se la pressione non va a zero, significa che c’è un problema di integrità nel telaio del pozzo. E questo lo scopriremo solo dopo aver immesso il fango, durante le diagnosi finali”.

In una conferenza stampa precedente, i funzionari BP sembravano voler intendere che questa operazione sarebbe stata sufficiente e che non sarebbe stato necessario procedere anche con l’intercettazione del pozzo con un foro laterale.

Allen non ha però escluso l’uso del pozzo laterale. Ha detto che il piano “bottom kill” è ancora in vigore e che ulteriori test devono essere fatti per determinare come procedere.

Nel frattempo, la US Environmental Protection Agency ha annunciato lunedì che un nuovo studio avvalora la scelta di usare sostanze chimiche disperdenti per rompere le chiazze di petrolio causate dalla fuoriuscita di petrolio. Alcuni critici nel Congresso degli Stati Uniti e tra la comunità scientifica hanno messo in dubbio l’uso delle sostanze chimiche, anche solo per le enormi quantità che sono state utilizzate.

Ma Anastas Paul, un funzionario dell’EPA per la Ricerca e lo Sviluppo,  ha detto ai giornalisti che gli studi dimostrano che i disperdenti sono meno dannosi del petrolio.

“Possiamo dire che i disperdenti stanno funzionando per mantenere il petrolio al largo delle nostre preziose coste e lontano dai sensibili  ecosistemi costieri”, ha detto Paul Anastas. “Inoltre, i disperdenti sono meno tossici del petrolio che è stato rilasciato  nel Golfo del Messico. Infine, le miscele disperdenti-petrolio hanno all’incirca la stessa tossicità del solo petrolio”.

Anastas ha detto che i disperdenti sono stati utilizzati in una zona a circa 80 chilometri al largo delle coste degli Stati Uniti, ben oltre il limite di 4,8 km stabilito dalla Environmental Protection Agency. Ha detto che l’EPA continuerà i test, ma che non vi è stata alcuna prova finora di danni causati alla fauna e allaflora selvatiche da parte del disperdenti, mentre, ha detto, gli effetti negativi del petrolio fuoriuscito sono fin troppo evidenti.

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