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Piacenza: l’addio misterioso alla lontra e l’introduzione della minilepre

Scritto da Marta Gaia Sperandii il 01.11.2013

La fauna di un territorio è un concetto in continua evoluzione: è il tema dell’evento, tenutosi ieri a Piacenza, dal titolo “Incontro sui cambiamenti recenti nella composizione della fauna a Mammiferi della provincia: mammiferi tra passato, presente e futuro. Ritorni, scomparse e nuovi arrivi”, nell’ambito della V edizione del festival dei mammiferi, M’ammalia, organizzato dall’Associazione Teriologica Italiana.

minilepre

L’insieme di specie caratterizzanti una regione può variare in risposta a molteplici cause, che possono essere naturali (variazioni nell’abbondanza delle risorse alimentari o nella consistenza di una popolazione di predatori, effetti della competizione interspecifica), o indotte dall’uomo, come accade per l’introduzione a fini commerciali di specie esotiche.
Certo è che ogni modificazione si ripercuote in maniera inesorabile sulla catena alimentare, generando a sua volta ulteriori conseguenze, che rimettono continuamente in discussione l’equilibrio generale del sistema.

La provincia di Piacenza, caratterizzata da un grado di naturalità relativamente ancora diffuso, ha conosciuto nella sua storia recente importanti mutamenti in termini di fauna. Proprio di questi mutamenti si è discusso nell’incontro organizzato da Andrea Ambrogio, naturalista, illustratore e scrittore del volume “La fauna piacentina”, che oltre a fornire una esaustiva descrizione della varietà faunistica del territorio, strutturata per ambienti e corredata da oltre 250 immagini, propone un check-list dei vertebrati dal 1900 al 2012.

Il patrimonio mammologico della specie, così come evidenziato da un’attività di ricerca iniziata ormai più di dieci anni fa, consiste oggi di oltre 60 specie regolarmente presenti nell’area.

lontra

Le tendenze in atto hanno evidenziato, parallelamente al ritorno di caprioli, cervi e cinghiali, la scomparsa di alcune specie come la lontra (Lutra lutra). Questo mustelide, che ha popolato la parte montana del bacino del Trebbia fino agli anni ’70, risulta oggi estinto nel territorio piacentino. Come ci ha spiegato il dott. Enrico Merli, ricercatore presso il Dipartimento di biologia animale dell’Università di Pavia e membro dell’Associazione Teriologica Italiana, nonché curatore della parte introduttiva del convegno, l’assenza di studi approfonditi sul fenomeno rende questa scomparsa ad oggi un mistero. Tuttavia, secondo quelle che a livello nazionale sono riconosciute essere le principali minacce alla specie, le cause del fenomeno potrebbero risiedere nella carenza di risorse alimentari, sopraggiunta anche in seguito alla costruzione di sbarramenti e dighe che hanno notevolmente frammentato il continuum fluviale ed alterato significativamente il regime idrologico.
pipistrelli
A fronte di questa scomparsa, la fauna piacentina si è però al contempo arricchita di nuove specie, come istrice e minilepre.

Mentre l’acquisizione dell’istrice (Hystrix cristata) è da ricondursi ad un processo di naturale espansione, la minilepre (Sylvilagus floridanus) è stata recentemente introdotta dall’uomo a scopo venatorio. La presenza di questo silvilago nel territorio piacentino è piuttosto recente (le prime segnalazioni accertate sono della seconda metà degli Anni 90) e non sembrerebbe finora aver creato problemi. In particolare, secondo quanto riferisce il dott. Merli, “non sono attualmente registrati danni alle produzioni agricole ad opera di questi animali ed anche la supposta competizione spaziale e/o alimentare con la lepre non sembra, dagli ultimi studi, sussistere, a dispetto delle impressioni dei cacciatori locali”. Tuttavia la sua presenza è precauzionalmente oggetto di controllo da parte della Provincia, in quanto potenziale veicolo dell’EBHS (malattia virale meglio nota come sindrome della Lepre bruna europea) .

Particolarmente significativo e variegato risulta infine il gruppo dei chirotteri, che conta ben 22 specie identificate nel territorio provinciale, tra le quali si riscontrano alcune eccellenze come il rinolofo maggiore. Questo chirottero, che raggiungendo i 7 cm di lughezza (coda esclusa) risulta essere il più grande della famiglia dei Rinolofi in Europa, è presente nel settore collinare e di bassa montagna e si mostra particolarmente legato ad ambienti boschivi, soprattutto se in prossimità di fiumi, dove caccia insetti. Noto amante di ambienti ipogei, frequenta numerose cavità e grotte dove trascorre l’inverno in fase di ibernazione. A questo proposito vale la pena citare la galleria artificiale di S. Salvatore nel comune di Bobbio, che ospita una colonia di ben 140 individui e risulta essere meta, secondo quanto emerso da studi condotti su animali inanellati, di ulteriori esemplari provenienti dalla Val Nure e dalla Val Perino.

Il Museo Civico di Storia Naturale di Piacenza, presso cui ha avuto luogo l’incontro, ha così ospitato per il terzo anno consecutivo “M’ammalia, la settimana dei mammiferi”, evento promosso dall’Associazione Teriologica italiana in collaborazione con l’Associazione Nazionale Musei Scientifici. Il tema trattato, fortemente legato al territorio, ha permesso al pubblico di apprendere numerose informazioni che oltre ad ampliare le conoscenze sui mammiferi presenti a livello locale rappresentano un valido strumento per le “uscite in campo”.

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