È di pochi giorni fa la notizia dell’emergenza lupi in Siberia, dove i cacciatori che uccideranno più animali riceveranno un bonus. Lo ha deciso il presidente della Yakutia, Yegor Borisov, e comunicato sul suo sito web. La mattanza avrà inizio il 15 gennaio prossimo e durerà tre mesi. Gaianews.it ha raggiunto due esperti di indubbia fama e dalle opinioni contrastanti, il dottor Giorgio Boscagli, biologo italiano, e il professor Valerius Geist, professore emerito di scienza ambientale presso l’Università di Calgary, in Canada. In sintesi, il lupo può essere un problema per le popolazioni umane, ma la colpa dell’emergenza oggi è anche dell’uomo.

Foto dal sito ufficiale http://www.egorborisov.ru/
La repubblica della Yakutia, che si trova nell’estremo nord-est della regione russa, una delle terre più fredde del Pianeta, che arriva anche a -60°C in inverno, ha decretato lo stato di emergenza. I lupi starebbero moltiplicando i loro attacchi nella zona. Secondo il ministero dell’agricoltura locale sarà necessario armarsi per far fronte alla minaccia. Armarsi e organizzarsi in brigate di specialisti alla caccia del lupo. La licenza di uccidere prenderà il via dal 15 gennaio prossimo. Nella repubblica di Sakha ricca di miniere di diamanti, per metà estesa al di sopra del Circolo Polare Artico, nota anche come Yakutia siberiana, vivono circa 3500 lupi al momento, mentre, secondo quanto comunicato dalle autorità, il numero ottimale sarebbe 500. Secondo quanto riportano i dati ufficiali AFP, i lupi avrebbero ucciso lo scorso anno circa 16 mila renne, registrando un aumento di più del 4% rispetto all’anno precedente, e più di trecento cavalli, mentre non si sarebbero registrati attacchi verso gli esseri umani. Visto che una renna vale circa 10.000 rubli, le perdite economiche per gli allevatori nel 2012 sarebbero ammontate a 150 milioni di rubli, circa 5 milioni di dollari, 3.800.000 euro.
Come da comunicato del presidente della regione siberiana Yegor Borisov, apparso sul suo sito: “La popolazione è preoccupata come non mai per l’uccisione di massa di animali domestici causata dai lupi”. Dopo una prima riunione, si sono prese misure drastiche per regolarizzare quella che suona come un’emergenza nel Paese. Queste misure di controllo prenderanno il via tra pochi giorni con un blitz anti-lupo della durata di tre mesi. Borisov ha promesso anche una ricompensa per ogni pelle di lupo consegnata, il cui ammontare deve essere ancora comunicato, così come tre bonus del valore di circa 3.300 dollari (2.500 euro) ai cacciatori più meritevoli. Il problema non riguarda solo la regione di Sakha, ma anche la vicina Zabaikalsky.
Come mai i lupi sono aumentati e cacciano anche il bestiame? Normalmente i lupi si nutrono di piccoli animali, in questo caso soprattutto lepri delle montagne, che sono nettamente diminuite nella zona siberiana, probabilmente anche a causa dell’abbassamento straordinario delle temperature che si è riscontrato durante l’inverno. Questo ha provocato una migrazione dei predatori verso le foreste della taiga, fino ai pascoli delle renne, cosa che ha arrecato danno agli allevatori. La petizione che lanciano gli animalisti chiede alle autorità locali di riportare i lupi verso la taiga, focalizzando l’attenzione sul ripopolamento dei piccoli animali delle montagne, invece che sull’abbattimento dei predatori.
La questione è tuttavia complessa. Entrano in gioco diversi fattori, tra cui la conservazione della specie e la protezione degli animali, che sono due cose distinte. Anzitutto bisogna considerare la realtà di un ambiente totalmente diverso rispetto a quello a cui si è abituati nelle nostre regioni. Un clima che spesso mette in ginocchio uomini e animali e disequilibra i rapporti. Inoltre vi sono necessità economiche e di sopravvivenza legate a un sistema particolare. Ecco cosa ne pensa il dottor Giorgio Boscagli, che è critico sulla guerra al lupo in questo caso, pur non essendo, come sostiene, un integralista a riguardo.
Domanda: Quale pericolo reale rappresentano davvero i branchi di lupi in un’immensa repubblica siberiana che si estende su più di 3 milioni di Km2 ?
Giorgio Boscagli: Facendo un confronto bruto di superfici e densità abitative fra il nostro Paese e la Repubblica di Sakha abbiamo un rapporto di 1:10 quanto a superficie territoriale, di 500:1 quanto a densità abitativa umana e circa 1: 3 per quanto riguarda le popolazioni lupine. Ma se andiamo a rapportare fra loro i valori per comprendere la potenziale “dannosità” dei lupi – e volendo rappresentare una situazione comprensibile per i lettori italiani – è come se nel nostro Paese (1000-1500 lupi realisticamente stimati) vivessero in realtà 100-150 esemplari! E questo sparuto popolamento (più o meno analogo a quello stimato in Italia all’inizio degli anni ’70 del secolo scorso) andrebbe ad impattare sulle attività economiche NON di circa 56.000.000 di italiani, bensì su quelle di POCO PIU’ DI 1.000.000 DI ABITANTI dispersi su una superficie dieci volte più grande e più ricca di boschi dell’Italia! Pur considerando la diversa composizione socioeconomica della Repubblica di Sakha (prevalentemente pastorale, legata alla caccia per pelli e all’industria estrattiva e petrolifera) a qualcuno pare realistico pensare che il danno sia quello sbandierato dalle Autorità della Repubblica di Sakha?! In conclusione ritengo che, come all’epoca della conquista del West o della cosiddetta corsa all’oro nel Klondike, l’operazione “caccia al lupo” sia totalmente devoluta alla conquista (o al mantenimento) di un consenso politico attraverso lo sfogo di bassi istinti e che non abbia niente a che vedere con la realtà del rapporto razionale uomo/animale.
D: Secondo quanto affermano le autorità locali, il lupi affamati sarebbero scesi in pianura dalle montagne e usciti dalle foreste perché vengono a mancare le loro prede principali, come le lepri. Una delle cause potrebbe essere l’ondata di freddo eccezionale dei giorni scorsi, con temperature record anche per la Siberia. Cambiamenti climatici drastici possono influire in tal senso anche sugli animali?
G.B.: Anche qui, con un certo dispiacere, non si può non rilevare come l’assunto diventi assioma e riecheggi un luogo comune abusato per secoli: quello dei “lupi affamati che escono dai boschi nei gelidi inverni”. E’ indubitabile che situazioni climatiche eccezionali determinino la modifica di alcuni comportamenti nel mondo animale, nel senso che qualche esemplare stremato può sicuramente avvicinarsi a centri abitati alla ricerca di cibo, ma sono assolutamente convinto che sia molto più alto il numero di articoli di stampa che trattano questo succulento argomento (per i lettori, specialmente in una società come quella!) di quanti non siano effettivamente gli esemplari che adottano tali comportamenti anomali. Ma – per cortesia! – qui non si sta parlando dei “cambiamenti climatici” nell’accezione che la società occidentale sta intendendo nell’ultimo decennio, bensì di un inverno un pò più freddo di altri….forse.
D: L’unica soluzione è davvero l’abbattimento degli animali in questione, quando in altri paesi si cerca di proteggerli e salvaguardarli?
G.B.: Non mi ritengo affatto un integralista e penso che, in situazioni documentatamente estreme (!), si possa considerare anche l’abbattimento come forma di controllo. Però la risposta, anche riferendoci a tutto quello che abbiamo scritto in precedenza, è necessariamente NO, ma non tanto e non solo perché non è eticamente giusto. Bensì perché, da quanto viene riportato, i dati che abbiamo a disposizione sono solo le supposizioni sulle entità popolazionali, i giudici preposti a valutare la pericolosità della situazione sono solo quelli interessati alla propria parte di interessi, c’è probabilmente un forte interesse a conquistare facili consensi e – infine, ma non ultimo – non viene minimamente considerata la valenza ecologica di una specie animale solo perché confligge un po’ con gli interessi dell’uomo. Non vi sembra un pò strano che in tutta la roboante illustrazione dell’operazione non venga fatto alcun cenno a tentativi di protezione delle renne attraverso metodi che non prevedano – quale unica forma di prevenzione del presunto danno – l’abbattimento dei lupi? Forse questo merita una riflessione.
Secondo il professor Valerius Geist invece, teorico del super-branco, professore emerito di scienze ambientali dell’Università di Calgary, nato in Ukraina e allievo del professore austriaco Konrad Lorenz, l’abbattimento sarebbe lecito.
Domanda: Che cosa ne pensa della situazione dei lupi in Siberia e della caccia al lupo in genere?
Valerius Geist: “Sono completamente a favore riguardo ciò che stanno facendo le autorità siberiane. Vorrei puntualizzare che se i Siberiani fossero stati davvero liberi di possedere e usare armi con le adeguate munizioni e controlli, il problema non si sarebbe creato e avrebbero considerato il lupo un animale innocuo. Storicamente, ogni qualvolta la gente era disarmata, i lupi hanno sempre raggiunto livelli per i quali sono stati considerati una seria minaccia. Secondo quanto mi è noto a riguardo, non vi sono eccezioni, si veda, per esempio, il caso emblematico del Giappone. Qui, contadini disarmati che cercavano di proteggere il loro bestiame (cervi e maiali) contro gli attacchi dei predatori, non facevano altro che attirare i lupi, addirittura li adoravano. Tuttavia, una volta che anche in Giappone è arrivata la rabbia, e i lupi ne sono diventati veicolo di trasmissione, l’esperienza fu così orrenda che nel 1905 vennero sterminati tutti.
Quando il numero dei lupi è strettamente controllato, così com’è stato per la maggior parte del XX secolo nel Nord America, i lupi non rappresentano un pericolo. Qui i lupi venivano uccisi e venivano elargiti grandi contributi per questa attività. Anche I nativi hanno sempre controllato seriamente il numero dei lupi, dapprima scovandone le tane, uccidendone i piccoli e intrappolando gli adulti. Nell’Isola di Banks, nell’Artico Canadese, per esempio, era un rituale che si ripeteva ogni anno. I piccoli del lupo rappresentavano un cibo prelibato e la loro pelliccia era utile per fare vestiti per i bambini. Solo qualche cucciolo veniva lasciato in vita. Oggi, ovviamente, se un lupo cerca di avvicinarsi troppo viene schiacciato dalle motoslitte. Alla fine del XX secolo, quando si smise di mettere trappole e i lupi venivano liberati come accadde nell’ovest degli Stati Uniti, il loro numerò iniziò ad aumentare e la gente iniziò a lamentarsi. Anche qui la storia si è ripetuta in modo uguale. Tuttavia, per la maggior parte del XX secolo, gli attacchi al bestiame in Nord America sono stati eccezionali, nulli quelli nei confronti dell’uomo e praticamente assenti le malattie, come la temuta idatidea. Così nacque il mito del lupo buono, amico dell’uomo, che si diffuse anche in Europa e in Eurasia.”
D: Com’è il rapporto uomo-lupo in quei paesi? Quale è la colpa dell’uomo?
V.G.: “ 3.500 – 4.000 lupi in Yakutia hanno bisogno come minimo di 120mila renne all’anno, di cui attualmente circa 16mila sono domestiche. Inoltre sono stati uccisi 300 cavalli. Per non parlare di caprioli e alci. E ciò sicuramente va a incidere sulla caccia, fonte di cibo preziosa e vitale per la Siberia. Inoltre, con un alto numero di lupi, utilizzare i cani da slitta diventa impossibile e dubito che in Siberia le macchine adatte sulla neve siano tanto comuni quanto in Canada. In breve, credo che le notizie riportino solo la punta di un iceberg. Posso capire dunque che le autorità debbano essere forzate a dichiarare l’emergenza. Vogliono ridurre i lupi a 500, un numero tollerabile per loro. La colpa dell’uomo è stata in primo luogo quella di aver permesso che il livello dei lupi crescesse in modo insostenibile. Cosa che può accadere velocemente, lo garantisco, vista la mia personale esperienza a riguardo, poiché abbiamo avuto anche qui due branchi di lupi che si sono comportati male negli ultimi dieci anni. Sì, mi dispiace, ma penso che le autorità russe stiano facendo ciò che deve essere fatto”.
è assurdo e basta le specie si sono sempre regolate da sole predatori e prede l uomo con l i suoi ideali di ordini ha solo fatto danni!
tutto questo è un po’ come la mattanza delle otarie/foche perché mangiano il merluzzo del mare…L’uomo è ormai arrivato al punto di togliere il mangiare agli animali della Terra perché non basta più…siamo all’assurdo e qualcuno deve fare qualcosa per cambiare tutto questo.