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Cambiamento climatico: la carenza d’acqua sarà una minaccia per l’umanità?

Ricercatori internazionali provenienti da 14 istituzioni si sono riuniti a Cipro per presentare i risultati in materia di clima, acqua, conflitti e sicurezza

Scritto da Ada Caserta il 13.12.2012

Il clima cambia e minaccia le sorti del Pianeta. Ma quale relazione esiste tra il cambiamento climatico e la sicurezza dell’umanità? Risponde a questo interrogativo il progetto CLICO – Climate Change, Hidro–conflicts and Human Security – che ha l’obiettivo di colmare il vuoto nella ricerca in tema di relazioni causa-effetto tra i cambiamenti climatici, l’idrologia, il conflitto sociale, la cooperazione e la sicurezza delle popolazioni colpite da eventuali disastri.

Il progetto, iniziato a gennaio 2010 e finanziato dall’Unione Europea, si è concentrato in particolar modo sull’analisi delle relazioni tra clima, acqua, variabili socio-economiche, conflitti e cooperazione in 35 paesi del Mediterraneo, del Medio Oriente e del Sahel. In particolare sono stati analizzati ben undici casi tra cui  l’isola di Cipro, la biosfera Andalusia-Marocco, il Niger, Alessandria d’Egitto, il Sudan, la penisola del Sinai, il Delta dell’Ebro, il bacino del fiume Sarno in Italia, Seyhan in Turchia, la Giordania e il Nilo.  

Terra

La conferenza finale del progetto CLICO si è tenuta a Nicosia, il 10 e l’11 dicembre, ed è servita a portare in tavola i risultati e le raccomandazioni politiche per aumentare la sicurezza delle popolazioni e proporre nuove idee sulle politiche pubbliche e sui meccanismi istituzionali. Il tutto con lo scopo di promuovere la pace e la sicurezza in condizioni di instabilità climatiche e idrogeologiche. 

Si è discusso anche – secondo quanto affermato dai ricercatori partecipanti dell’Universitat Autonòma de Barcelona (UAB) – del rapporto tra siccità, inondazioni e livello dei mari, dei conflitti sociali e degli accordi esistenti attualmente tra i vari paesi.

Gli studi indicano inoltre che la stabilità politica e l’esistenza di uno stato sociale riduce le possibilità di conflitto e che in generale le popolazioni vulnerabili considerano le calamità naturali come causa persistente, così come la povertà, il difficile accesso all’istruzione o la corruzione nelle istituzioni politiche e amministrative.

Di conseguenza i ricercatori ritengono che una migliore distribuzione della ricchezza e una maggiore partecipazione sociale, l’accesso universale ai livelli più alti di giustizia e la democrazia possano migliorare la situazione. 

CLICO ricorda anche che l’indebolimento dei sistemi di assistenza sociale e di protezione  contro le calamità naturali nel Nord del Mediterraneo a causa soprattutto della crisi economica, necessitano di un’inversione di rotta. Su questa linea, i ricercatori hanno messo in risalto la necessità di generare collaborazione tra le istituzioni e di revisionare le politiche esistenti che in molti paesi non sono mai state applicate.

Infine, CLICO ha invitato tutti i suoi partecipanti a promuovere una maggiore partecipazione, accompagnata da politiche sociali ed economiche che conferiscano ai gruppi vulnerabili un ruolo significativo nel processo partecipativo. 

 

 

 

 

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