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Disastro BP: petrolio e disperdenti chimici letali per l’ecosistema marino

Studi di tossicità condotti in laboratorio hanno esaminato gli effetti, rilevando, tra gli altri, un aumento della mortalità dei rotiferi, microscopici animali, alla base della rete alimentare del Golfo

Scritto da Nadia Fusar Poli il 01.12.2012

Se i 4,9 milioni di barili di petrolio che si sono riversati nel Golfo del Messico nel corso del 2010, in seguito all’esplosione della piattaforma petrolifera Deep Horizon, si sono trasformati in un vero disastro ecologico, i due milioni di galloni di disperdente utilizzati per ripulire le acque e tentare di arginare una catastrofe ormai compiuta, a quanto pare hanno ulteriormente peggiorato le cose. E’ quanto è emerso da una nuova ricerca presso il Georgia Institute of Technology e Universidad Autonoma de Aguascalientes (SAU), Messico.

Lo studio ha trovato che il mix di petrolio e disperdente Corexit, richiesto dalla Environmental Protection Agency e impiegato in quella circostanza, ha aumentato la tossicità per un fattore pari a 52. Studi di tossicità condotti in laboratorio hanno esaminato gli effetti connessi all’utilizzo di tale metodologia, rilevando, tra gli altri, un aumento della mortalità dei rotiferi, microscopici animali,  alla base della rete alimentare del Golfo. I risultati sono stati pubblicati online dalla rivista Environmental Pollution e saranno diffusi in cartaceo nel febbraio 2013.

I rotiferi sono stati a lungo utilizzati dagli ecotossicologi per valutare la tossicità delle acque marine a causa del loro rapido tempo di risposta, della facilità d’uso nei test e della sensibilità alle sostanze tossiche. Oltre a causare mortalità nei rotiferi adulti, il mix di petrolio e disperdente ha inibito la schiusa delle uova del 50 per cento. Si tratta di un danno rilevante, poiché queste uova si schiudono ogni primavera e forniscono cibo per pesci, gamberi e granchi negli estuari.

I disperdenti dovrebbero contribuire a pulire le fuoriuscite di petrolio e sono ampiamente utilizzati in caso di disastri ambientali, ha detto Roberto SAU-Rico Martinez, che ha condotto lo studio. “Ma abbiamo una scarsa comprensione della loro tossicità. Il nostro studio indica che l’aumento della tossicità potrebbe essere stato fortemente sottovalutato in seguito all’esplosione di Macondo”. I disperdenti  chimici, utilizzati, non avrebbero in effetti ripulito le acque dalla marea nera ma, semplicemente, fatto sprofondare il petrolio spostandolo dalla superficie verso i fondali, quindi da un ecosistema ad un altro.

I ricercatori auspicano che lo studio possa incoraggiare gli scienziati affinché vengano indagati gli effetti dell’uso di disperdenti chimici sulle reti alimentari marine al fine di giungere ad una migliore gestione delle fuoriuscite di petrolio. “Quello che rimane da stabilire è se i benefici della dispersione del petrolio utilizzando il Corexit siano di fatto superati dal notevole aumento della tossicità della miscela”, ha detto Snell, presidente della Scuola di Biologia. “Forse dovremmo permettere al petrolio di disperdersi in modo naturale. Questo potrebbe richiedere più tempo, ma avrebbe un impatto meno tossico sugli ecosistemi marini “. Il disperdente e il petrolio costituiscono dunque una grave minaccia per l’ecosistema marino: perché la British Petroleum (BP) e le agenzie governative hanno deciso di utilizzare il Corexit, la cui tossicità è nota e documentata, quando esistono soluzioni alternative, dagli effetti meno nocivi?

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  • fernando scrive:

    i piccoli popoli delle antille ringraziano per l’avvelenamento.Niente pesce per l’eternità