
E’ un dramma quello che si consuma a Taranto in questi giorni. Un dramma che nasce da una cattiva tutela dell’ambiente e una peggiore gestione del territorio.
Il giudice di Taranto ha firmato per il sequestro di sei reparti dell’ILVA decretando l’arresto della produzione. Con lo stop della produzione si vuole tutelare la salute dei cittadini di Taranto. I livelli di inquinamento prodotti dall’acciaieria più grande d’Italia sono tali che è stato vietato l’allevamento e alcuni bovini sono stati abbattuti.
Per lo stesso motivo sono state arrestate otto persone, ora ia dominiciliari:tra di loro il proprietario Emilio Riva, presidente della Ilva S.p.a. fino al maggio 2010, Nicola Riva, il figlio che gli era succeduto e che due settimane fa aveva dato le dimissioni, Luigi Capogrosso, ex direttore del siderurgico di Taranto. E poi i responsabili dell’area sottoprodotti Ivan Di Maggio e dell’area agglomerato Angelo Cavallo. E poi ancora Salvatore D’Alò, capo delle acciaierie 1 e 2 dell’Ilva, Salvatore De Felice, attuale direttore del siderurgico dopo le dimissioni di Capogrosso, e Marco Aldelmi, responsabile dell’area parchi minerari.
I veleni che lo stabilimento produce sono letali: le morti per tumori, le leucemie infantili, gli aborti spontanei sono nettamente al di sopra della media. E così gli operai sono stretti in queste ore in una morsa infernale: diritto al lavoro o diritto alla salute. Sono scesi oggi in piazza dalle sette di questa mattina a chiedere che il loro diritto al lavoro venga tutelato.
Sullo scottante argomento ha già scritto il governatore della Puglia Nichi Vendola: “Dobbiamo evitare di giocare in maniera cinica sulla pelle della città di Taranto: c’è chi pensa che tra i due beni da proteggere, uno debba prevalere sull’altro. Noi ci siamo sempre contrapposti sia all’industrialismo cieco che non sentiva l’urgenza di dover compiere un salto anche culturale sull’ambientalizzazione degli impianti, ma ci siamo anche contrapposti anche ad un certo ambientalismo fondamentalista ed isterico che pensa che fra i beni da tutelare non ci debba essere anche il lavoro. E’ finita l’epoca in cui le ragioni dell’economia e della crescita rendevano l’esercizio anche del diritto alla vita e alla salute un esercizio marginale o retorico. Oggi è obbligatorio rendere compatibile il lavoro, l’occupazione, l’industria con il diritto alla salute e alla vita.”
I temi sono brucianti e investiranno sicuramente la discussione politica dei prossimi giorni. Il messaggio che anche il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini vuole fare passare è che il provvedimento non è stato forse ben ponderato:ha dichiarato infatti Clini a Radio Anch’io questa mattina: “Nel Consiglio dei ministri, in corso a Palazzo Chigi, la questione dell’Ilva di Taranto è all’ordine del giorno, avremo uno scambio di informazioni, illustrerò i contenuti del protocollo sottoscritto ieri con i ministri dello Sviluppo Economico, della Coesione Territoriale, la Regione Puglia e il Comune di Taranto e la Provincia.
“Quello che proporrò in Cdm è di sostenere la continuazione del programma di risanamento ambientale dell’Ilva di Taranto perchè la chiusura significherebbe buttare al vento centinaia di milioni che sono gia’ stati investiti e privare l’Italia di un presidio industriale importantissimo.
Secondo Clini bisogna “prendere atto,di una cosa secondo me molto pesante: che procedure applicate in Italia a impianti industriali che sono simili a quelli che ci sono in Francia, in Germania o in Polonia, creano in Italia condizioni di svantaggio competitivo per le nostre imprese e questo credo che non sia proprio giusto.
Infine, una parola sulla chiusura dell’impianto:”Non voglio entrare nel merito della perizia. Posso dire che l’analisi effettuata, un’analisi retrospettiva, tiene conto di condizioni ambientali che, dieci, cinque anni fa erano diverse da quelle attuali, che sono sicuramente migliori perchè, nel corso degli anni, per effetto delle normative europee e nazionali, l’azienda ha dovuto adeguare gran parte dei propri impianti”.
Diverso invece il parere del sindaco di Taranto: “Vorrei ringraziare la magistratura perche’ se non si fa luce e giustizia non si risolvono i problemi. E adesso, dopo aver accertato che quella industria inquinava e produceva morti, possiamo voltare pagina. L’accordo siglato a Roma rappresenta una svolta per il futuro di Taranto”. E’ quanto afferma Ippazio stefano, sindaco di Taranto, in un’intervista al quotidiano ‘La Stampa’.
“I 330 milioni di euro da spendere per le bonifiche, l’ambiente – prosegue Stefano – non sono parole e promesse ma certezze. E’ una risposta per coniugare bene il diritto alla salute, al lavoro, alla qualita’ della vita. Insomma, grazie alla magistratura e al governo da oggi siamo piu’ ottimisti per il nostro futuro”.
Afferma invece il WWF:”Nella vicenda dell’ILVA di Taranto, sequestrata dalla Magistratura, non si ricada nell’errore di separare la questione ambientale dalla questione occupazionale, pensando che le soluzioni possano essere disgiunte e si stringa un patto di ferro che da una parte diminuisca l’inquinamento e parallelamente porti avanti la riconversione industriale.”
Il WWf continua sostenendo che si è arrivati a questo punto perchè non è stata avviata nessuno lavoro di ammodernamento e bonifica in tutti qusti anni da parte della proprietà e gli Enti istituzionali addetti non si sono mossi tempestivamente.
L’ILVA infatti è un’emergenza ambientale da 20 anni.
Ora gli operai continuano il blocco di molte strade statali oltre a presidiare lo stabilimento: i sindacati hanno indetto lo sciopero ad oltranza.
E’ chiaro ora che lo sviluppo di questa acciaieria in maniera tanto rponunciata sulla città, l’aver fagocitato ogni alternativa di sviluppo, l’aver istituito il ricatto occupazionale, senza avviare le necessarie modifiche per ridurre le emissioni risulta come una grave mancanza gestionale.