Una buona notizia per Caretta caretta, la tartaruga comune del Mar Mediterraneo, che ormai In Italia più comune non è, visto che i siti di nidificazione sono sempre più rari e che la specie è minacciata da diversi fattori antropici. A dispetto della situazione drammatica, una tartaruga ha deposto bel 91 uova nella spiaggia dell’Isola dei Conigli di Lampedusa. Un evento eccezionale moniotrato da vicino dagli esperti di Legambiente.

La spiaggia dell’Isola dei Conigli, nella riserva naturale «Isola di Lampedusa», in zona A dell’Area marina protetta Isole Pelagie, è stato il luogo prescelto da una Caretta caretta per deporre ben 91 uova.
La tartaruga, contrariamente a quanto avviene normalmente, ha deposto le uova alle 8,30 del mattino, invece che farlo nelle ore notturne, come avviene di solito. Essendo giorno, la deposizione delle uova è diventato un inaspettato spettacolo per i bagnanti mattinieri.

Foto: Lucio Sassi
La Riserva è gestita da Legambiente: gli operatori hanno recintato e segnalato il nido e hanno organizzato una sorveglianza constante per far sì che il nido non subisca disturbi o danni.
Caretta caretta è minacciata nelle acque del Mediterraneo e in Italia le nidificazioni sono sempre più rare.
Le tartarughe sono minacciate dall’inquinamento, soprattutto dalla plastica, che ingerita può provocare soffocamento e può avere effetti, ancora allo studio da parte degli scienziati, sul sistema endocrino e quello immmunitario.

Anche la pesca intensiva e con attrezzi pericolosi può diventare una minaccia: molto spesso le tartarughe abboccano agli ami. Questi restano conficcati nella gola, o entrano nella stomaco insieme con la lenza.
Se le tartarughe vengono recuperate ancora vive alcuni centri specializzati, gestiti perlopiù da volontari, cercano di salvare loro la vita, rimuovendo lenze e ami, e portando le cure necessarie affinchè gli individui possano essere rilasciati nuovamente in mare.
Ma la situazione non è delle più rosee: da alcuni anni si registra una morìa nel Nord Adriatico. Come ha spiegato l’esperto Dino Scaravelli a Gaianews.it, si tratta dei cadaveri di un lungo periodo dell’anno che emergono e arrivano a riva grazie al cambio di corrente. Ma l’80% delle tartarughe analizzate da Scaravelli, non sono morte per cause naturali, ma a causa della pesca a strascico. Secondo i dati di CTS sono oltre 100 mila gli esemplari di tartarughe marine che ogni anno muoiono nel Mediterraneo.

E ora, ome spiegato sempre da Scaravelli, le nidificazioni avvengono anche più a nord, nell’Adriatico, fra Puglia e Abruzzo, come dimostrato l’anno scorso. La causa? Il riscaldamento globale, che spinge le tartarughe a nord, dove la temperatura è mite al punto giusto. Insomma, si esulta per la tartaruga siciliana, ma ricordiamoci che, come dicono gli esperti, sarebbero necessari progetti di intervento di lungo periodo per assicurare la salvezza della specie.